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Porcellum, le motivazioni della sentenza di illegittimità

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Il Porcellum è incostituzionale. Questo concetto è ormai stato assorbito dal mondo politico da oltre un mese, da quando cioè la Consulta ha dichiarato che la legge elettorale con la quale abbiamo votato le ultime tre volte va contro i principi enunciati nella Costituzione. A parte il ritardo con il quale questa sentenza è stata espressa, in molti si chiedevano come mai non fosse accettabile, ed erano attese con trepidazione le motivazioni in modo da avere una sorta di linea guida per poi realizzare la nuova legge elettorale. Finalmente la Consulta si è espressa e queste sono le motivazioni rese note questa mattina.

Premio di maggioranza. Il premio che dà alla coalizione vincitrice un numero spropositato di seggi (peraltro solo alla Camera) è esagerato. Non solo questo premio così largo provoca uno squilibrio enorme rispetto alla maggioranza uscita dalle urne, ma poi ha anche il vizio di premiare una coalizione che, una volta insediatasi, ha margini di manovra troppo ampi per cambiare, per far uscire alcuni partiti e farne entrare altri, e insomma alla fine concedere di godere del premio a partiti che le elezioni non le hanno vinte (l’esempio più lampante è che al Governo ci sono diversi esponenti del centro-destra che non dovrebbero godere del premio di maggioranza avendo perso le elezioni). Inoltre, non essendoci premio di maggioranza al Senato, si finisce con l’avere due diverse maggioranze nei due rami del Parlamento. La frase simbolo di questa decisione è che il premio:

è foriero si una eccessiva sovra-rappresentazione e può produrre una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, perché non impone il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista.

Discriminazioni. Il secondo punto per il quale la legge è stata bocciata, ed uno dei motivi per cui il suo primo firmatario Calderoli la definì una porcata, è che dà troppa forza alle Regioni del Nord perché più popolose, portando ad una discriminazione verso quelle del Sud e quelle più piccole. Il voto, in democrazia, dovrebbe essere uguale per tutti, ma con uno strano sistema di proporzioni e percentuali premia il voto delle Regioni che hanno una popolazione maggiore e che per la maggior parte sono al Nord (come Lombardia, Veneto e Piemonte) che hanno forti tendenze verso destra.

Liste bloccate. L’impossibilità di scegliere il proprio candidato è un altro dei punti chiave che sono incostituzionali. I cittadini hanno diritto a fornire la propria preferenza per un candidato piuttosto che un altro, ma i listini bloccati che decidono tutti i 945 parlamentari soffocano tale libertà. In sostanza la Consulta dice in burocratese che le liste bloccate vanno bene solo se corte, cioè se ad esempio garantiscono l’elezione di 10-15 nomi scelti dai leader di partito. Tutti gli altri possono essere eletti solo grazie alle preferenze nelle circoscrizioni.

Infine la Consulta mette in chiaro due punti fondamentali. Il primo è che la sentenza non è retroattiva, quindi non annullando le ultime elezioni ridà legittimità all’ultimo Parlamento eletto; secondo che attualmente abolisce il Porcellum e stabilisce un sistema proporzionale puro senza premio di maggioranza nel quale vengono ripristinate le preferenze. Se oggi si andasse a votare senza una nuova legge elettorale, questo sarebbe il sistema di voto.

Foto: © Thinkstock

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