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Jobs Act, il confronto tra le proposte di Renzi e Alfano

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È scontro aperto nella maggioranza tra Renzi e Alfano. Pur non essendo nel Governo, Matteo Renzi fa sentire il suo peso politico sulle decisioni dell’esecutivo, o almeno per quanto riguarda la parte del Partito Democratico. Con la sua elezione a segretario anche Alfano, che fa parte del Nuovo Centrodestra, si è svegliato e lo scontro con Letta che in realtà non c’è mai stato, si accende sui temi politici in contrapposizione con il sindaco di Firenze. Oggi il terreno di scontro è il Jobs Act, la legge secondo la quale si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro. Vediamo le due proposte.

Cominciamo con Renzi che l’ha presentato per primo. Questi i punti saldi del suo programma:

  1. Taglio dell’Irap del 10%. La tassa regionale che pagano le aziende dev’essere ridotta di un decimo, facendo perdere alle casse dello Stato circa 3 miliardi di euro. La copertura arriverebbe dall’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.
  2. Riduzione del costo dell’energia per le aziende del 10%. Il costo dell’energia dovrebbe essere ridotto attraverso un sistema di incentivi e taglio di oneri che gravano sulle imprese. Costo dell’operazione: tra i 600 e i 700 milioni di euro.
  3. Assegno di disoccupazione solo per chi perde il lavoro. Si perde in caso si rifiuti una nuova proposta che non preveda uno stipendio che sia di almeno il 20% superiore all’assegno stesso. La proposta rientra nell’ambito della revisione degli ammortizzatori sociali.
  4. Rendicontazione dei soldi pubblici utilizzati allo scopo di formazione professionale.
  5. I dirigenti pubblici non sono più a tempo indeterminato.
  6. Rendicontazione pubblica di tutte le spese per le PA e i partiti.
  7. Incentivazione del made in Italy e della green economy.
  8. Semplificazione delle forme contrattuali riducendole dalle attuali 40 e arrivando al contratto unico indeterminato, il quale prevede un lavoro simile al precariato di oggi per i primi 3 anni, con l’assunzione a tempo indeterminato dopo il terzo anno.
  9. I centri dell’impiego vengono coordinati dall’Agenzia Unica Federale anche per coordinare meglio l’erogazione degli ammortizzatori sociali e le offerte di lavoro.
  10. Nuova legge sui sindacati che istituisce consigli di sorveglianza nei quali sono presenti gli stessi lavoratori, in grado di dire la propria sulla nomina dei manager.

Ecco invece le proposte di Alfano:

  1. Riduzione delle tasse sul lavoro. Impossibile da quantificare l’entità del taglio ed il tipo di tassa da eliminare in quanto tutto dipende dai risparmi derivanti dalla spending review.
  2. Superamento dell’articolo 18. La contrattazione aziendale si può fare sia a livello collettivo che individuale.
  3. Incentivi per chi assume lavoratori con sussidio.
  4. Generalizzazione dell’assicurazione obbligatoria e investimenti sulle conoscenze. Questo punto, solo accennato dal Ministro e vice-Premier, non è stato dettagliato.
  5. Ripristino della legge Biagi eliminando le correzioni della riforma Fornero. In sostanza l’assunzione viene resa meno cavillosa a livello contrattuale.
  6. Apprendistato per entrare nel mondo del lavoro ben disciplinato, al contrario dell’assenza di regole presente oggi.
  7. Promozione dell’assunzione a tempo indeterminato senza articolo 18, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio.
  8. Allargamento dei contratti a termine collegati anche alla situazione economica aziendale. Cioè un’azienda può licenziare in anticipo un contratto a termine se non ce la fa con i soldi.
  9. Azionariato dei lavoratori coinvolti negli utili aziendali.

Queste sono le due idee su come dovrebbe cambiare il mondo del lavoro partorite dai due leader di domani. A voi le conclusioni.

Foto: © Thinkstock

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