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Piemonte, annullata l’elezione di Cota: si torna a votare

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elezioni piemontesi

È durato poco più di tre anni il regno di Roberto Cota in Piemonte, insieme alla famosa “Macroregione del Nord” tanto sognata dalla Lega: le elezioni regionali del 2010 sono state irregolari. Per questo il Tar del Piemonte ieri, seppur in grave ritardo, ha deciso di annullarle e rimandare la Regione al voto. Non che prima di questo scandalo la giunta leghista sia stata tranquilla, tutt’altro. Famosi sono stati i rimborsi pazzi in Regione, tra i quali le incredibili mutande verdi di Cota, per non parlare dei milioni di euro, compresi quelli dell’opposizione, rimborsati senza ragione.

Tutto è cominciato con la condanna a 2 anni e 8 mesi per Michele Giovine, accusato di aver raccolto firme false per portare alle elezioni una lista civica che sosteneva l’attuale presidente della Regione. In seguito alla condanna, l’ex governatrice Mercedes Bresso ha fatto ricorso al Tar perché, se quelle firme sono state considerate illegittime, lo sono anche i voti al partito satellite. Mancando il suo appoggio, Cota avrebbe perso le elezioni e di conseguenza la sua elezione non sarebbe più valida. La sua tesi è stata accolta ieri dal Tribunale Amministrativo Regionale che ha annullato l’elezione e dichiarato la necessità di un ritorno alle urne.

Ovviamente non ci sta la Lega che ha già presentato un controricorso al Consiglio di Stato perché dopo quattro anni non si può scoprire che un’elezione è stata truccata (il mandato scadrebbe comunque nel 2015), mentre di parere opposto è Letta che afferma che è un’assurdità che ci sia voluto così tanto tempo per stabilire che l’elezione non fosse valida. La risposta definitiva alla vicenda si avrà non più tardi della fine di febbraio, quando il Consiglio di Stato sarà costretto a pronunciarsi. Se il Consiglio desse ragione a Cota, rimarrebbe in carica fino all’anno prossimo, se desse ragione al Tar invece il Piemonte tornerebbe alle urne tra pochi mesi, in concomitanza con le elezioni europee, amministrative e, secondo molti, anche quelle politiche.

Foto: © Thinkstock

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