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Gli anti-Oscar dei videogiochi 2013

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Di premi, riconoscimenti e complimenti su queste pagine ne abbiamo parlato fin troppo per quanto riguarda il mondo videoludico. Ma ora che le feste sono finite non dobbiamo più essere tutti più buoni, e possiamo anche assegnare gli anti-Oscar, ovvero le cose che più hanno fatto arrabbiare i videogiocatori di tutto il mondo nell’anno 2013, suddivisi per categoria.

Specchietto per le allodole: Alien vs Colonial Marines. Premiato (si fa per dire) tra i peggiori videogiochi dell’anno, questo prodotto ha sfruttato in maniera pessima il buon nome della saga di Alien. Non che i precedenti siano mai stati al livello del film, ma stavolta anche le aspettative più nere sono state superate.

Rinvio più doloroso: South Park e il Bastone della Verità. Questo titolo dovrebbe essere quello che rilancia nel mondo videoludico la saga cartoonesca che finora su console non ha mai avuto lo stesso successo. Le premesse sono ottime, i trailer fantastici e le indiscrezioni eccezionali. Peccato però che sia stato rinviato di quasi sei mesi da quando era previsto inizialmente, e ancora non sia uscito. Tutti temiamo rinvii ulteriori, anche se è sempre più vicino.

Gioco più confuso: Remember Me. Chiariamo, non che sia un gioco brutto, ma stare dietro alla trama che hanno in mente gli sviluppatori è fin troppo faticoso. Cercare di capire qualcosa sembra un mini-gioco nel gioco più grande. Buona l’idea, non l’esecuzione.

Parte peggiore di un gioco altrimenti grandioso: gli inseguimenti di Assassin’s Creed 4. Il gioco è fatto molto bene e nemmeno questa volta ha deluso il pubblico. Ma l’intelligenza artificiale è sempre più scarsa. Ogni volta che si insegue un obiettivo, questo non ci nota mai, nemmeno se facciamo baccano dietro di lui, rendendo così tutto troppo facile.

Più grande delusione: The Walking Dead: Survival Instinct. Diciamo la verità, un titolo che porta il nome di The Walking Dead, peraltro dopo il capolavoro di TellTale, e che viene autorizzato direttamente dai produttori della serie tv che concedono anche i volti di alcuni personaggi ci faceva pensare a chissà quale grande capolavoro. Invece, dopo un inizio di gioco spumeggiante, la trama si rivela piatta e così diventa uno sparatutto piuttosto noioso.

Peggiore sorpresa: la voce di Knack. Per tutto il gioco sembra che Knack non sia dotato di voce. Ma quando alla fine apre bocca, ci si rende conto che era meglio non l’avesse mai fatto. Si tratta di un robot, ma viene fin troppo umanizzato, e così brucia l’opportunità di entrare nel cuore degli utenti PlayStation come la nuova mascotte di Sony.

Peggior serie di fallimenti: Shadow of the Eternals. La casa sviluppatrice storica del titolo è fallita, ma il suo creatore, Denis Dyack, non si è dato per vinto e le ha tentate tutte. Ha avviato un nuovo studio per cercare di far ripartire la serie, ma non ha più trovato finanziatori. Ha tentato con il crowdfunding prima sul suo sito e poi con Kickstarter, ma entrambi i tentativi sono falliti. E quando ne stava pensando un’altra ancora il suo nuovo studio è stato colpito da un altro scandalo: uno dei dipendenti è stato arrestato per commercio di materiale pedopornografico. E intanto i fans della serie attendono ancora…

Peggior personaggio: Mr. Mendel in Flower Town. Il gioco poteva vivere anche senza personaggi, ma gli sviluppatori hanno voluto inserire un omino che, oltre che inutile, è anche irritante perché ripete in continuazione frasi di cui, dopo la prima volta, se ne potrebbe tranquillamente fare a meno.

Peggior trend: le microtransazioni su next-gen. Sempre più giochi adottano le microtransazioni, ma se su un free-play hanno un senso, non ce l’hanno sui giochi in retail. Come se non bastasse, alcuni titoli hanno fatto confusione offrendo transazioni folli e per nulla convenienti. L’esempio più assurdo era Forza Motorsport 5 dove effettuare 99 transazioni da 1 dollaro conveniva di più che farne una da 99 dollari.

Videogioco da dimenticare: Lost Planet 3. Nonostante il nome del franchise, è passato abbastanza sotto silenzio. Il titolo scorre senza infamia e senza lode, e dopo qualche settimana ci si chiede: “Lost chi?”.

Peggior online: SimCity. Questo titolo è eccezionale, ma al momento dell’entrata in commercio, dopo mesi di pubblicità con milioni di utenti con la bava alla bocca, i server sono crollati il primo giorno e lo sono stati per settimane. Tant’era la furia di milioni di persone che avevano speso oltre 60 euro per comprarlo senza poterci giocare che, per farsi perdonare, la EA è stata costretta a regalare un gioco a scelta.

Il momento peggiore dell’anno: l’annuncio della Xbox One. Milioni di persone attendevano questo momento: l’annuncio della nuova Xbox. A parte il nome e poche altre funzioni però, durante la presentazione non è stato rivelato nulla delle cose che i fans volevano sapere. Presenza del dvd, always online, giochi di seconda mano e tanto altro. Tant’è che la conferenza stampa del giorno successivo ha fornito più informazioni di quante non ne siano state date in pompa magna 24 ore prima.

Peggior tempismo: Wii U. La console Nintendo ha rilasciato diversi buoni giochi durante l’anno, ma tra uno e l’altro delle volte passavano fin troppi mesi. Penalizzata dalle grandi Major che non rilasciano più giochi per Wii U, Nintendo ha dovuto fare da sola e così, rilasciando solo 3-4 titoli tripla A all’anno, è normale che i suoi utenti debbano aspettare così tanto prima di ricevere giochi nuovi.

Uomo bersaglio: Don Mattrick. Il numero uno di Xbox è stato letteralmente inondato di proteste e insulti quando, nei mesi precedenti alla presentazione di Xbox One e nelle settimane successive, ammise che non era previsto per la console il commercio dell’usato ed era obbligatoria la connessione ad internet costante. Le bordate gli sono arrivate da tutte le parti e più tentava di barcamenarsi e più affondava. Celebre è stata la frase:

Per fortuna, abbiamo un prodotto per le persone che non sono in grado di ottenere una qualche forma di connettività. Si chiama Xbox 360.

Sembrava un po’ la frase di Maria Antonietta: “il popolo non ha il pane? Dategli le brioche”. Le cose sono andate peggiorando sempre più fino a quando Microsoft non è stata costretta a cambiare la sua politica e lui, alla prima offerta, è scappato, lasciando uno dei posti (e stipendi) più ambiti dai manager di tutto il mondo.

Foto: © Thinkstock

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