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Riscaldamento globale, il Polar Vortex è la conferma dei mutamenti climatici

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polar vortex

Le temperature da record registrate negli Stati Uniti, dove la colonnina di mercurio ha toccato più volte nei giorni scorsi i -50 gradi, hanno portato molte persone a pensare che il riscaldamento globale fosse una bufala. I negazionisti hanno puntato il dito contro il termometro per affermare che questa è la dimostrazione che non è vero che il clima si stia riscaldando, altrimenti non farebbe così freddo. Ovviamente la situazione è stata travisata e la realtà è ben diversa.

La metafora più adatta l’ha presentata il metereologo della KMGH di Denver Mike Nelson: il tempo di questi giorni è come una partita di calcio mentre il clima è come l’intera storia della Serie A. Non si può infatti dire che siccome fa molto freddo, non esista il riscaldamento globale. Anzi, proprio le temperature record stanno a confermare la tesi dei mutamenti climatici.

Nonostante le registrazioni eccezionali di questi giorni, denominate Polar Vortex in quanto si tratta di un vortice polare che arriva dall’Artico, le temperature medie invernali degli ultimi decenni sono state sempre maggiori secondo i dati del National Weather Service che monitora la situazione sin dalla metà dell’800. Una dimostrazione è che i laghi del Midwest congelano sempre più tardi e che lo strato di ghiaccio che si forma è sempre più sottile. La primavera arriva 10-14 giorni prima rispetto a 20 anni fa, e così gli alberi fioriscono in anticipo e gli uccelli migratori si muovono di conseguenza. È concorde con questa tesi Marshall Shepherd, presidente dell’American Meteorological Society che dice senza mezzi termini:

in un dato giorno, settimana o stagione, il freddo invernale non significa nulla rispetto al background del cambiamento climatico.

Paradossalmente questo freddo record dimostra la tesi dei cambiamenti climatici. Come detto, il Polar Vortex deriva da una corrente ghiacciata che arriva dal Polo Nord. Ma come si è formata questa corrente ghiacciata? Secondo gli esperti è proprio legata allo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale. La calotta polare artica è sempre più sottile e meno ghiaccio significa che maggiore calore viene immagazzinato dal mare invece che essere riflesso nell’atmosfera. In questo modo la corrente d’aria fredda sprigionata dallo scioglimento del ghiaccio viene spinta dai venti verso Sud, a volte verso gli Stati Uniti e il Canada ed altre volte verso l’Europa. Il che significa che dovremo aspettarci prima o poi anche noi un Polar Vortex della stessa entità.

Foto: © Thinkstock
Fonte: Livescience

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