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Job Act, la nuova legge sul lavoro di Matteo Renzi

matteo renzi

Il neo segretario del PD Matteo Renzi comincia a svelare la sua idea della riforma del lavoro. Come al solito cerca di dargli un nome “giovane”, e allora preferisce chiamarlo all’inglese Job Act, come gli americani chiamano le loro leggi. Ancora il segretario e sindaco di Firenze non l’ha presentata ufficialmente, ma durante la trasmissione di Rai Tre Che Tempo che Fa l’ha illustrata a grandi linee.

In sostanza la sua riforma si basa su due obiettivi finali: creare posti di lavoro e tutelare chi il lavoro lo perde. Per raggiungere il primo, Renzi ha intenzione di presentare una sorta di “aggiornamento” dell’articolo 18. Ciò significherebbe reintrodurlo, dopo l’abolizione voluta dal Ministro Fornero, ma senza il reintegro obbligatorio per licenziamento per giusta causa (l’unico caso sarebbe licenziamento per discriminazione razziale) per i primi 3 anni. Nello stesso periodo gli imprenditori non sarebbero nemmeno obbligati a versare i contributi. In questo modo, secondo Renzi, aumentando la flessibilità in uscita un’azienda sarebbe portata ad assumere più facilmente. Nell’atto pratico un datore di lavoro potrebbe assumere a tempo indeterminato un giovane, ben consapevole che se non lavora bene entro il terzo anno può licenziarlo senza problemi. Se dopo tre anni invece il suo operato lo soddisfa, l’articolo 18 “vecchia maniera” si può applicare. Quello che Renzi non conta è che saranno tantissimi gli imprenditori che, per risparmiare sui contributi, cambieranno i propri dipendenti ogni 3 anni.

Il secondo obiettivo è di proteggere chiunque perda il lavoro, andando oltre l’attuale sistema di Cassa Integrazione che riguarda solo un lavoratore su tre. Per garantire tutti, sia chi viene licenziato con contratto a tempo indeterminato che chi invece è precario, il job act prevede una sorta di sussidio di disoccupazione simile a quello proposto da Grillo con il reddito di cittadinanza, le cui uniche differenze sono la durata (massimo 2 anni e non in base al numero di proposte di lavoro rifiutate), e l’accesso (anziché darlo a tutti i disoccupati va solo a chi un lavoro ce l’aveva ma l’ha perso).

Inoltre, tra le proposte, c’è anche il servizio civile obbligatorio per un anno. Per avere un quadro più completo della riforma del lavoro che Renzi ha in mente però bisognerà aspettare dopo le feste. A gennaio infatti il segretario PD ha annunciato che presenterà il suo piano in via ufficiale.

Foto: Renzi su Facebook

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