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Cosa studiare per entrare in politica

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Molti giovani sono interessati ad intraprendere la strada della vita politica. Ma molti si chiedono: “cosa devo studiare per entrare in Parlamento?”. Una risposta precisa a questa domanda non c’è visto che per presentarsi alle elezioni non ci sono restrizioni di curriculum (qualcuno dirà: basta deliquere!), e così vediamo laureati nelle materie più disparate, nonché molti rappresentanti che a malapena sono riusciti a diplomarsi. Ma per arrivare a fare politica ad alti livelli, per intenderci Capo di Stato o Presidente del Consiglio, una laurea bisogna conseguirla.

Attualmente il nostro Presidente del Consiglio è Enrico Letta, e lui è laureato in Scienze Politiche. Il nostro Capo dello Stato però, Napolitano, è laureato in Giurisprudenza, e come lui lo sono anche tantissimi suoi colleghi mondiali. Un’interessante infografica pubblicata oggi dal Corriere della Sera ci fa scoprire che la laurea più comune tra i Capi di Stato e di Governo è però quella in Economia. Dopotutto in un mondo dominato dal Dio Denaro, bisogna avere una certa preparazione per guidare un Paese.

Questa laurea è la più gettonata visto che l’hanno conseguita oltre trenta Capi di Governo come quelli di Svizzera, Brasile, Portogallo, Canada, fino alla Tasmania. La seconda laurea più gettonata è quella in Giurisprudenza, il cui rappresentante più noto è Barack Obama, ma anche il suo rivale Putin, nonché i presidenti di Argentina, Spagna ed un’altra quindicina di Stati.

Le altre lauree comunemente conseguite da chi governa i Paesi mondiali sono Scienze Naturali, Matematica e Scienze Politiche o Storia, mentre sorprendentemente in alcuni Stati i governanti hanno conseguito lauree in Filosofia (come ad esempio l’inglese Cameron e l’australiano Abbott), Ingegneria e qualcuno anche Psicologia e persino Religione. Infine ci sono i regnanti, nobili saliti al potere per diritto di nascita e non di merito, i quali hanno ricevuto un’educazione di élite che nessuno di noi potrebbe mai ricevere (basti pensare alla Regina Elisabetta piuttosto che ai regnanti di Svezia o agli emiri Arabi), ma questa è un’altra storia.

Foto: © Thinkstock

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