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Ryse: Son of Rome, recensione e voto utenti

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Al momento dell’annuncio delle next-gen, il titolo che sembrava più interessante è stato a primo impatto Ryse: Son of Rome. Da appassionato di storia romana quale sono, mi mancava un videogioco sull’antica Roma che non fosse solo strategico, ma d’azione. La scorsa generazione non ha prodotto granché, e questa sembra invece promettere bene. Arriviamo così a Ryse, uno dei titoli di punta di Xbox One, nonché uno dei giochi più bistrattati dalla critica. Su di esso infatti i cosiddetti esperti si sono divisi tra entusiasti e disfattisti. C’era chi diceva che era un obbrobrio e chi invece lo riteneva un capolavoro.

La ragione come sempre sta nel mezzo, nel senso che, a nostro parere, si tratta di un buon gioco che supera l’esame, ma non a pieni voti. Andiamo ad analizzarlo in tutte le sue variabili.

Cominciamo come sempre dal primo impatto, quello grafico. Si sperava di fare un enorme salto in avanti rispetto alla Xbox 360 grazie alla potenza della next-gen. Ma come per altri titoli ci siamo dovuti ricredere. Per vedere uno stacco netto bisognerà attendere quasi un anno in quanto la grafica di Ryse: Son of Rome, per quanto di qualità sia, non differisce più di tanto dalle ultime uscite su old gen come Battlefield 4 o Assassin’s Creed 4. Non per questo il voto è negativo, tutt’altro. Semmai il paradosso sta nel fatto che la grafica in-game è migliorata rispetto al passato, mentre delude un po’ quella delle cut-scene sulle quali si poteva fare decisamente meglio.

I comandi sono molto semplici, motivo per il quale il titolo è stato fortemente criticato. Per intenderci, il sistema di combattimento è molto simile a quello di Assassin’s Creed, basato sulla rissa corpo a corpo nella quale però c’è sempre un 1 contro 1 anche quando si viene accerchiati da dieci avversari. Solo che in AC negli anni gli sviluppatori hanno trovato il modo di rendere la lotta più interessante inserendo una combinazione di tasti, in Ryse invece c’è solo la possibilità di premere o i bottoni difensivi o quelli offensivi, uno per volta. Bene le combo e i filmati al rallenty delle uccisioni, ma è possibile terminare il gioco senza morire mai, se non in qualche trappola o schiacciati da un masso. Probabilmente è questo il punto debole del gioco anche perché per l’80% circa si sviluppa proprio sul combattimento.

In quanto a trama, si tratta senza dubbio di una novità, anche se essendo ambientato nell’antica Roma ci si aspetterebbe che restasse un po’ con i piedi per terra. Tentando di non spoilerare troppo, la vicenda narra di un legionario romano, Mario, che comanda i suoi soldati in maniera che ricorda un po’ il film “Il Gladiatore”, prima nella campagna di Britannia e poi nella difesa di Roma dall’assalto dei barbari. Il racconto è molto cinematografico, in pratica si parte dalla fine e poi si va a ritroso nel tempo con il racconto del protagonista, e proprio come accade in molti film, alcune scelte possono non trovare tutti d’accordo.

Discreto il doppiaggio e la colonna sonora, nel complesso il gioco si può dire soddisfacente. Sinceramente ritengo il prezzo di 70 euro eccessivo, ma già i 50 li meriterebbe. Speriamo che venga avviata con questo titolo una saga sugli antichi romani perché, a prescindere dalla trama di questo gioco, potrebbe avere un ottimo seguito. Come detto, supera l’esame, ma non a pieni voti.

PERCHÉ COMPRARLO: ambientazione originale, gameplay gradevole e trama ricca di colpi di scena.
PERCHÉ NON COMPRARLO: poco stacco rispetto alle old-gen, comandi fin troppo semplici fino a sfiorare la ripetitività.

Voto su Metacritic: 61/100
Voto utenti: 5,6/10
Voto Minformo: 7/10

Foto: Ryse su Facebook

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