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I migliori bike sharing del mondo: ecco i loro segreti

biciclette pubbliche

Ad oggi quasi tutte le grandi città italiane e quelle del mondo Occidentale prevedono un sistema di bike sharing. Come molti nostri lettori sanno, si tratta di un semplice sistema, quasi sempre comunale, che mette a disposizione un certo numero di biciclette per il pubblico, dietro pagamento di un abbonamento. Anche se il sistema è semplice e più o meno sempre uguale, non ottiene lo stesso buon risultato ovunque. In alcune città infatti è un successo, in altre un vero e proprio fallimento. Com’è possibile?

Secondo l’Institute for transportation and development policy (Itdp) i sistemi di bike sharing di maggiore successo a livello mondiale sono quelli di Barcellona, Lione, Città del Messico, Montreal, New York, Parigi e Rio de Janeiro. Qual è il loro segreto? Cerchiamo di capirlo insieme.

Prima qualità: la densità delle stazioni. Non serve avere una o due stazioni per avere un bike sharing di successo. Anzi, quando sono troppo poche, magari concentrate nei due punti nevralgici della città, si rivelano quasi sempre un fallimento. Se infatti la bicicletta serve per raggiungere il centro, ma non ha una stazione in periferia, i potenziali clienti che vivono in periferia come fanno? Un sistema di qualità ha bisogno di un numero che va dalle 10 alle 16 stazioni per ogni chilometro quadrato. Ciò significa che, da ogni punto della città, un utente non deve fare più di 300 metri a piedi per raggiungere la stazione più vicina. Più si riducono le stazioni e meno utenti prenderanno la bici, decretando il fallimento del sistema. Per intenderci, una città come Milano dovrebbe prevedere come minimo 1800 stazioni, invece ne ha 188.

Secondo requisito: il numero di biciclette per abitante. Le persone che si recano nelle stazioni dovrebbero sempre trovare una bici a disposizione. Il numero indicato come positivo va dalle 10 alle 30 biciclette per ogni 1000 residenti nella città. Le città metropolitane, che vedono ogni giorno arrivare persone dai paesi limitrofi, dovrebbero prevedere numeri ancora maggiori. Una città come Roma ad esempio dovrebbe avere circa 30 mila biciclette, invece nella migliore delle ipotesi il sindaco Marino punta a raggiungere le mille. Per fare un paragone Lione ne ha 17.500, ovvero oltre 100 ogni mille abitanti.

Terzo punto: la copertura. Un po’ come per il discorso delle stazioni, il servizio deve coprire quanta più parte della città possibile. In una grande città la copertura minima dev’essere 10 mila chilometri quadrati. Altro requisito: la qualità delle biciclette. Non serve avviare un sistema di bike sharing se le bici sono pesanti, scomode o con le ruote sgonfie. Inoltre anche l’occhio vuole la sua parte, quindi utilizzare colori caratteristici o forme particolari può aiutare a renderle attraenti. Nella qualità rientra anche un buon sistema antifurto perché non serve avere buone biciclette se poi vengono rubate.

Infine, quinto e ultimo punto, la facilità d’uso. Il processo di acquisizione della bicicletta dev’essere facile e rapido. Il pagamento dev’essere immediato (buone in questo caso le tessere che si passano sul lettore in quasi tutte le città italiane), con sistema di bloccaggio-sbloccaggio automatico. Un sistema di bike sharing di sicuro successo, che migliori la qualità della vita dei cittadini, riduca il traffico e l’inquinamento, e porti anche un certo introito monetario al Comune, non può prescindere da questi cinque ma fondamentali requisiti.

Foto: © Thinkstock

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