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Pensioni integrative, come funzionano e quali scegliere

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fondi pensione

Sono ormai lontani i tempi in cui un lavoratore, dopo una vita passata a sgobbare, faceva il conto alla rovescia per il giorno più rosso del calendario di tutti: il giorno della pensione. Oggi, con le leggi che vengono cambiate da un giorno all’altro, non solo questa fatidica data rimane incerta visto che viene spostata in continuazione, ma anche una volta raggiunta, non garantisce una sicurezza economica. I fondi versati molto spesso non finiscono effettivamente in una pensione Inps corrispondente all’ultimo stipendio com’era una volta, ma oggi l’assegno mensile è di parecchio inferiore, in alcuni casi anche del 50%. Dunque come fare per garantirsi una pensione dignitosa? L’unica possibilità (a meno di non aver investito i soldi prima, o di continuare a lavorare) è la pensione integrativa.

Ma come fare per orientarsi nel mare di nuove leggi, proposte e novità? In questo articolo proviamo a capire come funzionano le pensioni integrative, come scegliere la più adatta al proprio caso e come evitare le truffe. Prima di tutto bisogna chiarire il concetto di pensione integrativa. Si tratta di una rendita che si affianca alla pensione tradizionale, e che non incide su quella erogata dall’Inps o viceversa. Il suo valore è variabile a seconda della cifra erogata e del numero di anni. Due pensionati che hanno versato uno per 20 anni ed uno per 30 anni la stessa cifra, riceveranno due assegni diversi, con il secondo che percepisce più del primo. Allo stesso modo due pensionati che nello stesso periodo di tempo hanno versato uno 50 mila euro ed uno 100 mila, otterranno due assegni diversi, sempre con il secondo più ricco del primo. Il calcolo è semplice: al momento della stipula, l’agenzia propone un coefficiente (ad esempio il 5%). A prescindere dalle rivalutazioni legate all’inflazione, il pensionato otterrebbe ogni anno come pensione integrativa il capitale versato x il coefficiente. Il che significa che un lavoratore che ogni mese per 30 anni ha versato 100 euro ha un capitale di 36000 euro. Se ha un coefficiente del 5% riceverà 1800 euro l’anno, il che significa 150 euro al mese (probabilmente qualcosa in più per gli aggiustamenti statistici).

Tra le pensioni integrative più comuni, probabilmente la più nota di tutte è quella dei Fondi Pensione. Prima di tutto bisogna distinguere tra fondi pensione aperti, gestiti da società private, banche o assicurazioni; e fondi pensione chiusi o negoziali (quando negoziati dai sindacati) che sono gestiti dall’azienda. A questi si aggiungono i PIP o Piani Individuali Pensionistici, realizzati attraverso polizze assicurative sulla vita. Si tratta di versamenti volontari che un lavoratore fa per un certo numero di anni, i quali possono essere gestiti direttamente dall’azienda attraverso il Tfr (Trattamento di Fine Rapporto). I lavoratori autonomi possono decidere di versarlo alla propria cassa di previdenza o ad un’agenzia privata. Questa forma integrativa è la più remunerativa, ma anche la più rischiosa in quanto i soldi vengono investiti e danno successivamente un importo pari alla quantità versata più i rendimenti accumulati negli anni. Se però gli investimenti sono sbagliati, si rischia di perderli. È un caso sempre più comune in America, meno in Italia, ma bisogna anche essere consapevoli che un minimo di rischio c’è sempre. I fondi versati possono essere anche ritirati in anticipo, cioè prima di andare in pensione, ma pagando una penale del 25%.

Sempre per quanto riguarda questo tipo di rendita vitalizia, va specificato un altro aspetto che spesso viene sottovalutato. È vero che dal momento in cui un lavoratore va in pensione percepisce un assegno aggiuntivo che si affianca a quello versato dall’Inps. Ma bisogna anche tenere presente l’eventualità della morte del pensionato. In questo caso bisogna valutare la reversibilità. Ciò significa che, con la tariffa base, se il pensionato muore, la moglie non ha diritto a percepirla. Per evitare il rischio di perdere completamente la pensione in caso di decesso, è possibile stipulare delle contro-assicurazioni che costano un po’ di più e rendono un po’ meno, ma garantiscono la reversibilità. In questo caso si può scegliere tra reversibilità al 50% e al 100%. Facciamo un esempio pratico. Un pensionato può percepire ad esempio 500 euro di pensione integrativa, ma senza la reversibilità. Nel caso di reversibilità al 50%, percepirebbe una pensione di 400 euro, e alla moglie dopo la sua morte andrebbero 200 euro. Con la reversibilità al 100% lui percepirebbe qualcosa come 300 euro, e alla moglie, dopo il decesso, andrebbero sempre 300 euro.

Se da un lato ci sono i PIP, rischiosi ma remunerativi, dall’altro ci sono i BFP, i Buoni Fruttiferi Postali, i quali non sono per nulla rischiosi in quanto garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, che però rendono meno. Non si tratta di pensioni integrative nel vero senso della parola ma sono un introito assicurato che funge da pensione. Il nome “postali” è dovuto al fatto che i fondi sono gestiti attraverso gli sportelli della Posta. L’altro aspetto positivo è che non c’è bisogno di versare la somma tutti i mesi regolarmente, ma si possono acquistare tali buoni man mano che si hanno a disposizione le somme. Il costo è attualmente stabilito in 250 euro, e garantiscono un introito legato all’inflazione più gli interessi dell’1,25%. Inoltre le commissioni sono gratuite. Anche qui più Buoni sono stati acquistati e maggiore saranno i ritorni.

Infine, per garantirsi un’entrata integrativa a prescindere dalla pensione, si può scegliere di investire in titoli di Stato o azioni. Nel primo caso il guadagno non è molto elevato ed è annuale o pluriennale, nel secondo il guadagno potenziale è più elevato, ma lo è anche il rischio e molte volte tra tasse e costi di gestione anche il guadagno viene “mangiato” dalle spese. Il consiglio è di pensarci bene prima di investire il proprio denaro, specialmente in quest’ultima possibilità, e di consultare più operatori finanziari per ottenere più pareri. Anche un’occhiata ai comparatori online può essere positiva, almeno per farsi un’idea.

Foto: © Thinkstock

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