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Lavoro nelle rinnovabili, 130 mila posti a rischio a causa del capacity payment

protesta rinnovabili

Nell’ultima legge di stabilità è stato introdotto un nuovo concetto, quello del capacity payment. Si tratta di un emendamento realizzato con la finalità di sfruttare l’efficienza energetica di patrimoni edilizi, agglomerati urbani e quant’altro, in particolare aiutando il settore del termoelettrico. Un provvedimento senza dubbio positivo perché mira a ridurre lo spreco energetico, con tutte le conseguenze che questo ha sull’ambiente e sul nostro portafoglio. Ma come molte cose fatte dai nostri politici, ha l’altro lato della medaglia.

Il problema è che a pagare il capacity payment saranno le imprese del settore delle rinnovabili. E non solo il problema è chi deve pagare, ma anche quando. Infatti il provvedimento, introdotto quasi all’ultimo momento, anticipa i pagamenti, finendo per pesare in modo retroattivo sui bilanci di aziende che di certo ad inizio anno non potevano immaginare di dover fare i conti questa, ennesima, tassa.

L’Autorità per l’energia ammette che di questo provvedimento ne beneficeranno anche le rinnovabili

che saranno tutelate dalla volatilità dei prezzi elettrici che stiamo vivendo

afferma il presidente Guido Bortone, ma di certo ben pochi sono d’accordo con lui. Non lo è per nulla l’Anie/Gifi, alcune dell’associazione delle aziende del settore delle rinnovabili, come affermano in un comunicato congiunto:

Riteniamo che addebitare questo costo in modo, di fatto retroattivo, agli impianti rinnovabili creerebbe un danno molto rilevante a chi ha legittimamente investito negli ultimi anni e un grave vulnus alla credibilità del nostro paese presso la comunità degli investitori nazionali e internazionali. In questo modo si giungerebbe ad un esito paradossale per cui le fonti rinnovabili andrebbero a finanziare in senso regressivo l’energia da fonti fossili.

Secondo le associazioni un settore che oggi conta più di 130 mila lavoratori rischia di essere messo in ginocchio se la norma non verrà ritirata. Il riferimento alle fonti fossili fatto nel comunicato è da attribuire alla possibilità realistica che a beneficiare dell’intervento siano anche i settori dei cicli combinati e del gas, dunque altro che rinnovabili, come sempre in Italia con una mano si dà e con l’altra si toglie.

Foto: © Thinkstock

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