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Prestige, la marea nera europea rimane impunita

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inquinamento prestige

A undici anni dal più importante disastro ambientale mai causato dall’uomo nei mari europei, tutto si risolve con un nulla di fatto. Era il 13 novembre del 2002 quando, ben prima della marea nera del Golfo del Messico, i Paesi iberici ne avevano conosciuta una se possibile peggiore. Fu quella causata dalla nave Prestige, una petroliera che si inabissò dopo essersi scontrata con una tempesta in mare, ma che in realtà si spezzò in due non a causa del fenomeno naturale ma perché risultava in cattivo stato di manutenzione.

Il disastro fu tremendo. Settantasette mila tonnellate di petrolio greggio finirono in mare. Nonostante le rassicurazioni dei politici che erano certi che la chiazza non avrebbe raggiunto la costa, le spiagge della Galizia si trasformarono in un’enorme macchia nera. È ancora oggi incalcolabile il numero di pesci e uccelli marini morti perché invischiati e soffocati nel petrolio. Ma rimane incalcolabile anche il danno economico per ripulire il mare e le spiagge (tremila chilometri inquinati, comprese le spiagge portoghesi e francesi).

La stima richiesta in solido alle persone ritenute responsabili del disastro (il capitano della nave, il primo macchinista e l’ex direttore generale della Marina mercantile spagnola) era di 4 milioni e 300 mila euro, ma è una cifra che non sarà mai né confermata né smentita in quanto il giudice proprio ieri ha assolto tutti. L’unico condannato, non al pagamento ma a 9 mesi di reclusione, è stato il capitano Apostolos Mangouras per aver disobbedito all’ordine di trascinare la nave lontano dalla costa (cosa che poi fece comunque). Ma avendo 78 anni non sconterà in prigione nemmeno un giorno di pena. Secondo la Corte il macchinista non ha colpe perché la documentazione della nave era a posto e quindi non poteva sapere del suo malfunzionamento, mentre l’ex direttore della Marina è stato assolto perché la sua decisione di far allontanare la nave fu presa per una questione d’urgenza.

Oggi le accuse sono rivolte tutte al Governo spagnolo che non risarcirà i danni ma che anzi, vede ripulita anche la posizione di Mariano Rajoy, oggi Primo Ministro, che all’epoca dei fatti si affrettò a minimizzare l’incidente.

Foto: © Thinkstock

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