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Reddito di cittadinanza, quali Paesi ce l’hanno

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reddito di cittadinanza

Da un paio d’anni a questa parte si parla in Italia di reddito di cittadinanza. Si tratta di uno stipendio minimo che in molti Paesi europei c’è da tanti anni, ma di cui in Italia non si era mai parlato fino a quando il Movimento 5 Stelle non ha deciso di entrare in Parlamento. In sostanza è il sussidio di disoccupazione che Stati Uniti, Francia ed altri Paesi Occidentali forniscono a chi un lavoro non ce l’ha, per permettergli di sostenersi, pagare cibo e bollette, almeno finché non trova un lavoro.

Ma perché in Italia non è mai entrato in vigore? Nel nostro Paese c’è sempre la paura che la gente si approfitti di questa tutela, e così gli oppositori al sussidio dicono che ci sarebbero milioni di persone che non andrebbero a posta a lavorare perché mantenute dallo Stato, o peggio ancora, lavorerebbero in nero per ottenere il sussidio ed anche uno stipendio non tassabile. Le proposte per evitare che ciò accada sono diverse, tra le quali c’è la possibilità di proporre al disoccupato 3 lavori diversi, rifiutati i quali si perde anche il diritto al reddito di cittadinanza. Mentre il Parlamento discute su come e se attuarlo, gli altri Paesi sono molto più avanti di noi.

Dei 29 Stati che compongono l’Unione Europea (comprendendo anche gli ultimi recentemente entrati), solo due non contemplano il reddito di cittadinanza. Uno, come sappiamo, è l’Italia; l’altro è la semi-fallita Grecia. Il Paese che elargisce i contributi più bassi è la Germania che fornisce ai suoi cittadini senza lavoro o ai pensionati con pensioni troppo basse un sussidio di 382 euro, più 255-289 euro per ogni figlio a seconda dell’età. Cifre simili vengono elargite in Gran Bretagna dove vengono aiutati non solo quelli che non hanno reddito, ma anche quelli che percepiscono uno stipendio al di sotto della soglia di povertà, come chi è costretto per motivi famigliari a lavorare part time (basti pensare ad esempio alle ragazze madri). Qui l’aiuto si aggira intorno ai 330 euro.

Sale l’asticella del sussidio in Francia dove vengono elargiti assegni da 460 euro per un single a 966 per una coppia con figli. Qui l’aspetto innovativo sta nel fatto che anche chi lavora ha diritto ad un assegno integrativo. Ad esempio se lavora solo una persona nella coppia, ma guadagna 700 euro, ha diritto ad un assegno che copra il resto che manca fino a 966. Se lo stipendio aumenta, diminuisce il sussidio, fino a quando non lo raggiunge o lo supera. Quel che sorprende inoltre è vedere che Paesi con economie molto meno forti della nostra elargiscono sussidi molto più elevati.

È il caso di Olanda, Irlanda e Belgio dove un disoccupato può arrivare a percepire da 617 a 849 euro al mese, che possono arrivare a superare i mille euro se ci sono figli. Ma il Paese più attento a questa tematica è la Danimarca (e in generale un po’ tutti quelli scandinavi). Qui il sussidio è di 1325 euro che supera i 1700 in caso di figli. In tutti i casi bisogna dimostrare di essere alla ricerca di un lavoro, con la differenza che in alcuni Paesi bisogna accettare necessariamente ogni impiego che viene offerto, pena la perdita del sussidio, mentre in altri si possono rifiutare solo quelli dequalificanti rispetto al proprio curriculum.

E in Italia? Nel nostro Paese, dopo la trovata elettorale dei grillini, qualcosa si è mosso. Negli ultimi mesi anche altri partiti come Sinistra Ecologia e Libertà ed il Partito Democratico hanno cominciato a discutere di reddito di cittadinanza. La cifra che avevano in mente oscillava tra i 500 ed i 600 euro per i disoccupati, ma vedendo il tragico momento dell’economia italiana, con continui prelievi proprio sugli stipendi più bassi, sembra che questo tema sia destinato a restare per sempre solo pratica da campagna elettorale.

Foto: © Thinkstock

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