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Amnistia o indulto proposte da Napolitano, servono davvero per Berlusconi?

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Giorgio Napolitano, in un tranquillo pomeriggio di ottobre (per quanto possa essere tranquillo questo periodo politico) ha deciso ieri di lanciare una vera e propria bomba. Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri si deve ricorrere a tutti i mezzi a disposizione della politica. Anche ad amnistia e indulto. Appena pronunciate queste parole è scoppiato il putiferio. Non tanto perché, in particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle, non vogliano risolvere il problema carceri, ma perché i tempi sono più che sospetti.

La prossima settimana infatti Silvio Berlusconi verrà affidato ai servizi sociali oppure sarà costretto agli arresti domiciliari. Da mesi chiede a Napolitano di salvarlo in qualche modo dall’arresto, e così sembra proprio che questo provvedimento arrivi come una specie di gol all’ultimo minuto da parte del Colle per evitare l’umiliazione al Cavaliere. Non che l’emergenza carceri non esista. Tutt’altro. Anche l’Europa da anni ci intima di risolverla, e ci ha dato tempo fino al maggio prossimo. Ma il problema è proprio questo: il problema esiste da sempre, sin dall’ultimo indulto del 2006 che, come abbiamo visto, non l’ha per nulla risolto ma anzi, l0 ha solo rimandato di qualche anno. Le questioni in ballo sono due: prima di tutto, c’è bisogno di una modifica strutturale del sistema perché, con l’indulto, nell’arco di un paio d’anni il 70% dei detenuti usciti rientrano in carcere. E poi c’è il problema dei tempi. Se l’emergenza va avanti da dieci anni, come mai proprio adesso, ad una settimana dall’arresto di Berlusconi, improvvisamente Napolitano se n’è accorto?

Ma la domanda vera è: amnistia o indulto servono davvero a Berlusconi? La risposta è sì. L’amnistia è la forma che il Cavaliere preferirebbe in quanto cancella il reato. In sostanza, anche se passato in giudicato, Berlusconi vedrebbe nuovamente la sua fedina penale immacolata, tanto che potrebbe sia evitare i domiciliari che addirittura riprendere a fare attività politica. L’indulto invece non cancella il reato ma solo la pena. In questo caso gli arresti (o i servizi sociali) sarebbero evitati, ma sulla fedina penale resterebbe la condanna e dunque Berlusconi non potrebbe riprendere a fare politica. La difesa di Napolitano è che il Parlamento è tenuto a scegliere quali reati non far rientrare nei due provvedimenti di clemenza, ma di solito in passato non sono stati fatti rientrare i reati fiscali, come quelli di cui Berlusconi è accusato, ma soltanto i reati più gravi come mafia, terrorismo, pedofilia e simili.

Quello che inoltre in molti contestano è che la situazione delle carceri potrebbe essere risolta in altri modi. Ad esempio costruendo nuove carceri o aprendo quelle vecchie che sono state chiuse, oppure rispedendo i detenuti extracomunitari (che sono la maggioranza) nei rispettivi Paesi di appartenenza per fargli scontare lì la pena. O ancora, abolendo determinati reati assurdi come quello di immigrazione clandestina. Ad ogni modo non solo gli esponenti del Movimento 5 Stelle sono d’accordo col Presidente. Quelli del PD ad esempio hanno accolto volentieri l’invito del Capo dello Stato, a patto che vengano esclusi dalla clemenza i reati finanziari. In sostanza affermano che, anche in caso di indulto o amnistia, per Berlusconi non deve cambiare niente. La Lega Nord è invece completamente contraria a qualsiasi forma di clemenza, mentre solo PDL e Scelta Civica hanno accolto le parole di Napolitano e vorrebbero già mettersi a lavorare per realizzare questa legge.

Foto: © Thinkstock

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