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Prestiti tra privati, come funzionano

prestiti fra privati

La legge è molto rigida sulla questione prestiti, ed in particolare proprio quella dei prestiti tra privati, per evitare di incorrere nell’usura. Per questo il prestito tra privati, detto anche social lending, non si può considerare illegale, ma deve sottostare ad alcune regole. Prima fra tutte, il prestito non dev’essere sistematico e professionale. In questo caso infatti il soggetto erogante viene considerato come un istituto finanziario e dunque è soggetto alla tassazione e agli obblighi relativi.

Come funziona il prestito fra privati

Ma come funziona il prestito tra privati? Se non si conosce nessun parente, amico o conoscente che è in grado di fornire la somma richiesta, si può fare affidamento come sempre ad internet. Esistono diversi siti come Smartika, Prestiamoci o Boober, che permettono di far incontrare persone con disponibilità finanziaria e quelle che ne hanno bisogno.

Una volta che si è entrati in contatto, bisogna decidere le condizioni. Proprio come con una banca, viene messo tutto nero su bianco. Si redige un vero e proprio contratto, in duplice copia perché entrambe le parti devono custodirlo, seguendo alcune indicazioni di legge. Per evitare problemi basta seguire la forma della scrittura privata disciplinata dall’art. 1813. Non c’è bisogno di notai o altri ufficiali. Nel testo devono comparire chiaramente la data di erogazione del denaro, tipologia di prestito, i dati delle due parti, l’importo, il tasso di interesse applicato, le modalità di restituzione ed altre eventuali condizioni che regolano il rapporto. Un esempio di clausola può essere un prestito finalizzato. Ad esempio il soggetto A presta del denaro al soggetto B per far iscrivere il figlio all’università. Il soggetto B prende il denaro ed invece lo spende comprandosi un’automobile. A questo punto il contratto si scioglie ed il soggetto B è costretto a restituire immediatamente l’importo prestato. Infine è fondamentale che entrambe le copie siano firmate da tutti i soggetti.

Un punto sul quale la legge è molto rigida è quello del tasso d’interesse. Tale percentuale infatti non può superare il cosiddetto “tasso di usura” che varia a seconda del periodo dell’anno e delle indicazioni della Banca d’Italia. Ad esempio nel periodo ottobre-dicembre 2013 la soglia oltre la quale un tasso viene considerato usuraio è del 10,38% per i prestiti a tasso fisso e dell’8,85% per quelli a tasso variabile.

Se i due soggetti, ovvero chi percepisce i soldi e chi li presta, sono stretti da un legame di parentela o di amicizia, si può anche decidere di non applicare alcun tasso d’interesse. Solo per il prestito tra coniugi è prevista la mancata restituzione della somma in quanto rientra nella casistica del mutuo soccorso. Nel caso di mancato rimborso delle rate si può ricorrere al Giudice di Pace o al Tribunale.

Vantaggi e svantaggi

Il vantaggio di questo tipo di prestito consiste nel fatto che non vengono chieste quasi mai garanzie, si possono ottenere prestiti che la banca non concederebbe, e si riducono le spese perché non c’è istruttoria ed altri costi accessori. Inoltre, in caso di estinzione anticipata del debito, non ci sono penali da pagare. Lo svantaggio riguarda le tasse che deve pagare il soggetto erogante (3% del capitale, 0,50% sulla garanzia più il 2% come imposta ipotecaria) e la minor tutela rispetto ad una banca, mentre per chi percepisce il prestito lo svantaggio risiede nel tasso d’interesse che di solito è maggiore rispetto a quello richiesto da una banca.

Foto: © Thinkstock

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