Home / Attualità / Politica / Crisi di Governo, lo spread torna a salire

Crisi di Governo, lo spread torna a salire

Se ti piace condividi!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

crisi governo

Quello che si temeva è accaduto. Nonostante Berlusconi continui a ribadire che sia una truffa, lo spread Btp-Bund riprende a galoppare il giorno dopo le dimissioni di massa dei ministri e dei parlamentari Pdl. Lo strappo voluto da Berlusconi, che non è detto che porti a nuove elezioni, sta già avendo i primi effetti sulla credibilità internazionale dell’Italia. Lo spread infatti, indicatore dell’affidabilità dei nostri titoli di Stato, ha ripreso a salire non appena le prime Borse europee si sono aperte questa mattina.

Sin dai primi minuti infatti la Borsa di Milano ha registrato un +24 punti rispetto a venerdì scorso che ci fa arrivare quasi sulla soglia dei 300. Una soglia che a fine giornata si rischia di superare abbondantemente. Titoli di Stato italiani meno affidabili di quelli tedeschi. E questa non è una novità. Ma al momento lo sono anche meno di quelli spagnoli, di quelli cioè di un Paese che economicamente e finanziariamente sta molto peggio di noi. Ma lì il Governo, una volta eletto, lavora indisturbato almeno per qualche anno. Ma perde anche Mediaset, come una sorta di legge del contrappasso, che in apertura fa registrare già un -7%.

Ed ora cosa succede in Italia? Napolitano l’ha detto sin da subito: prima di sciogliere le Camere è tenuto ad accertarsi che non ci siano altri tipi di maggioranza che possano tenere in piedi questo Governo. Sì perché, a differenza del passato, il Pdl non è più così unito. Tre dei ministri, Lupi, Quagliariello e Lorenzin, non si sono dimessi perché non sono d’accordo con questa svolta autoritaria. Insieme a loro anche altri componenti storici come Cicchitto si sono ribellati perché la deriva estremista che sta prendendo il partito, che da sempre si è definito il più moderato d’Italia, non gli piace.

Al momento il PD ha al Senato una maggioranza risicata. Se sulle singole leggi ci sono i 50 senatori del Movimento 5 Stelle che possono dare supporto lì dove le proposte siano in linea con le loro, al momento del voto di fiducia i grillini voterebbero contro. I 107 senatori del PD troverebbero quindi alleati solo nei 10 autonomi, nei 7 di Sinistra Ecologia e Libertà e nei 20 di Scelta Civica, più semmai qualche voto dei Senatori a vita. Maggioranza troppo risicata per poter andare avanti. Certo, si può sperare nei fuoriusciti del Movimento 5 Stelle, ma sono ancora troppo pochi. Per questo diventano fondamentali i voti dei ribelli del Pdl. Ce ne sarebbero già 5 sicuri, ovvero Quagliariello, Giovanardi, Pagano, Torrisi e Naccarato che non hanno firmato le dimissioni, ma si vocifera che ce ne siano più di una decina pronti a fare il salto. A questo punto i numeri ci sarebbero e si potrebbe tirare a campare un altro poco almeno per evitare i prossimi rincari delle tasse.

Foto: © Thinkstock

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

comments