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Riscaldamento globale, adesso è ufficiale: ne è certo anche l’Onu

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global warming

Più nessuno potrà fare finta di nulla. Se l’ultimo IPCC, il panel costituito dalle Nazioni Unite per studiare i mutamenti climatici, nel 2007 aveva accertato che le temperature mondiali stavano salendo, ma che non vi era certezza che la colpa fosse dell’uomo, adesso anche questo dubbio è stato eliminato. Sei anni e migliaia di ricerche dopo, gli stessi scienziati hanno presentato ieri i dati definitivi del loro studio, e non potevano essere più chiari di così: le probabilità che il riscaldamento globale sia colpa dell’uomo vanno dal 95 al 100%.

Centinaia di politici in tutto il mondo (anche in Italia ma soprattutto negli Stati Uniti) hanno costruito la loro carriera sul cosiddetto “negazionismo climatico”, ovvero la negazione che la colpa dell’innalzamento delle temperature sia di derivazione umana. Adesso farebbero meglio a cambiare indirizzo politico o rischierebbero la figuraccia. Quello che da oltre un decennio quasi l’intera comunità scientifica mondiale afferma adesso è diventato una verità assoluta.

La colpa è dell’uomo perché negli ultimi 60 anni ha utilizzato troppi combustibili fossili, emettendo una enorme quantità di CO2 ed altri agenti serra che hanno creato il buco dell’ozono, e soprattutto ha portato avanti un’opera di deforestazione che ha spogliato milioni di ettari di terreno in tutto il mondo. Riducendo gli alberi ha ridotto le possibilità di assorbire la CO2 prodotta ed ha favorito le frane, smottamenti ed altre catastrofi che noi in Italia conosciamo molto bene.

Proprio l’Italia è stata oggetto di studio ed una recente ricerca, presentata nei giorni scorsi in un meeting a Lecce in occasione della Prima Conferenza Annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC), ha previsto ciò che con ogni probabilità accadrà al nostro Paese nei prossimi anni. L’effetto più immediato sarà il numero di incendi che aumenterà a dismisura, sia in quantità che in entità. Entro il 2050 la “stagione degli incendi”, il periodo cioè che oggi va da giugno ad ottobre quando le alte temperature causano il maggior numero di roghi, si allungherà di 9 giorni, che diventeranno 30 entro la fine del secolo.

Le Alpi saranno tra le aree che più risentiranno dell’aumento delle temperature mondiali, con effetti tre volte maggiori che nel resto d’Europa. Ad esempio si perderanno il 16% dei pascoli, alcune specie vegetali si estingueranno, e le precipitazioni, così come nel resto del Paese, aumenteranno di intensità, incrementando anche il rischio idrogeologico. In aumento sono previste anche le ondate di calore che, come sappiamo, portano con sé una scia di morti. Ma ne consegue anche un’emergenza energetica perché tutti vorranno accendere i condizionatori d’aria e la situazione potrebbe farsi insostenibile. Per non parlare delle emergenze sanitarie negli ospedali.

Le piogge saranno quantitativamente inferiori, portando siccità e mettendo in ginocchio tutti quei settori che dipendono dai fiumi (basti pensare non solo all’agricoltura, ma anche alle industrie che hanno bisogno di apporto costante di acqua). Ma al contempo, quando arriveranno, saranno sempre più intense e violente. Le falde acquifere potrebbero arrivare a ridursi di un decimo entro la fine del secolo, mentre le acque dei mari saliranno sempre di più. Ad esempio si stima che di qui a qualche decennio il livello del mare nel Nord dell’Adriatico salirà di 15 centimetri nella migliore delle ipotesi, ma anche più di mezzo metro nella peggiore. Questo significherà maggiori probabilità di inondazioni, erosione delle coste, infiltrazioni dell’acqua salata nelle falde acquifere e danni alla biodiversità marina e terrestre.

Gli effetti saranno simili in tutto il mondo. Secondo le stime degli scienziati, se continuassimo ad ignorare il problema, entro il 2035 la temperatura globale media potrebbe aumentare da un minimo di un grado ad un massimo di 3,7 gradi. Ciò significa un innalzamento del livello dei mari da un minimo di 40 centimetri ad un massimo di 80. Le conseguenze sono facilmente intuibili.

Foto: © Thinkstock

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