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Aumento Iva o seconda rata Imu? Letta alle prese col dubbio amletico

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L’Iva può rimanere al 21%. La seconda rata dell’Imu si può abolire. Entrambe le cose si possono fare, ma non contemporaneamente. Lo ha lasciato intendere ieri sera il Premier Enrico Letta, il quale ha fatto i conti in tasca allo Stato. Ed il risultato è stato impietoso. Abolendo entrambe le tasse verrebbero a mancare 3,4 miliardi di euro (un miliardo dall’aumento di un punto percentuale dell’Iva ed il resto eliminando la seconda rata dell’Imu). Troppi soldi che è impossibile recuperare, visto che finora ne sono stati recuperati solo 300 milioni.

Il Governo ce l’ha messa tutta, ha tagliato dove ha potuto ed è anche riuscito ad abolire la prima rata dell’Imu, nonché ad evitare che l’incremento dell’Iva fosse di due punti. Ma adesso è ad un bivio: o uno o l’altro. Per Guglielmo Epifani, segretario del PD, è meglio lasciare l’Imu perché altrimenti l’Iva intaccherebbe maggiormente le tasche degli italiani più poveri; secondo il PDL vanno abolite tutte e due, ma soprattutto non si può nemmeno prendere in considerazione di far pagare l’Imu. Né ora né mai.

L’ex ministro Brunetta tenta di rassicurare, dicendo che l’Imu non si pagherà e che l’incremento dell’Iva non è certo, ed anche se lo fosse non avverrà certamente ad ottobre. Ma non tutti sono così convinti come lui. Una soluzione però ci sarebbe, ovvero sforare il limite del deficit del 3% (imposto dall’Europa). Il Governo Monti prima e quello Letta dopo hanno fatto i salti mortali per rientrare nei parametri europei, e le insistenze del Pdl potrebbero rendere vano questo lavoro. La risposta a questo rebus arriverà comunque tra fine ottobre e metà novembre. Dovranno essere stabiliti i nuovi parametri per la legge di stabilità (l’ex Finanziaria) e sono previsti ulteriori tagli alla pubblica amministrazione. Riuscire a trovare oltre 3 miliardi in così poco tempo però si preannuncia un’impresa ardua.

Foto: © Thinkstock

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