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Guerra in Siria, Assad consegna le armi chimiche ma accusa gli USA

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La guerra in Siria, intesa nel senso pieno della parola e non solo come guerra civile, per adesso è evitata. Ha funzionato la mediazione russa, ed in particolare del Ministro degli Esteri Lavrov, il quale ha convinto Assad a consegnare le armi chimiche ad un organismo internazionale in modo da evitare l’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti e con ogni probabilità successivamente anche di Francia e Gran Bretagna.

Ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. Intervistato da una televisione russa, Assad ha ammesso di essere disponibile a consegnare il suo arsenale, ma non per paura dell’attacco americano, ma solo perché le armi chimiche non dovrebbero essere possedute da nessuno. Nemmeno da Israele che, secondo lui, ne sarebbe in possesso.  Inoltre Assad chiede che per fermare il conflitto i Paesi che finora hanno aiutato i ribelli, come la Turchia o l’Arabia Saudita, smettano di fornirgli armi.

Tra un’accusa e l’altra intanto, il dittatore siriano tenta di aggirare l’ostacolo. Secondo un informatore del Wall Street Journal, pare che l’arsenale chimico, fino a ieri custodito quasi interamente a Damasco, verrà smistato in oltre venti siti in tutto il Paese, che potrebbero arrivare anche a cinquanta. L’obiettivo è di rallentare il processo di riconsegna dell’arsenale, e magari probabilmente anche nasconderne una parte per utilizzarla in caso di necessità. La fonte, ovviamente anonima, spiega che 6 mesi fa si sapeva perfettamente dov’erano tutte queste armi. Adesso la certezza non è più possibile averla.

Intanto continuano anche le tensioni tra Washington e Mosca. Secondo gli americani è certo che le armi chimiche siano state usate dal regime e quindi, al prossimo utilizzo, scatterà l’attacco. I russi invece non ne sono così convinti perché potrebbero essere state utilizzate anche dai ribelli. La parola spetta agli osservatori dell’Onu che hanno raccolto le prove necessarie e stanno effettuando le analisi con le quali si dovrebbe riuscire a capire la provenienza di queste armi che sono vietate dai trattati internazionali.

In tutto questo, come un fulmine a ciel sereno, arriva la testimonianza che, se ritenuta affidabile, potrebbe cambiare le sorti del conflitto. Arriva da Ahmad Sadiddin, ex ufficiale del regime siriano che, stanco delle violenze che era costretto ad effettuare sulla sua stessa gente, ha disertato ed è scappato in Italia. Vi risparmiamo il racconto orrendo fatto al Corriere della Sera, che parla di innocenti uccisi a sangue freddo e mutilazioni, ma ciò che conta è che ammette di aver sentito alcuni ufficiali parlare di armi chimiche, e di essere pronti ad usarle nel caso di attacco degli Usa. Attacco che, dal suo punto di vista, è l’unico modo per interrompere lo sterminio del suo stesso popolo.

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