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Il programma del PDL, tra riforme e taglio delle tasse

pdl berlusconi

Dopo aver illustrato il programma del PD, passiamo a quello del suo diretto concorrente, il PDL. Un partito che ha sul simbolo il nome di Berlusconi, nonostante non sia lui il candidato Premier. Il programma elettorale del principale partito di destra è corposo, 18 pagine, il triplo di quelle del concorrente. Ma saranno convincenti? Andiamo a scoprirlo insieme.

Il primo punto è una delle battaglie che Berlusconi porta avanti da anni, e che stavolta vuol mettere al centro del suo programma: dare più poteri al Premier. Il titolo ufficiale è “istituzioni adeguate e moderne favoriscono lo sviluppo del Paese”, ma in sostanza parla del rafforzamento dei poteri del Governo, elezione diretta del Presidente della Repubblica, dimezzamento dei parlamentari con tanto di riorganizzazione dell’intero Parlamento, abolizione delle Province e del patto di stabilità.

Sulla scia di quanto illustrato prima, il programma del PDL vuole dimezzare i costi della politica, partendo dall’abolizione del finanziamento ai partiti. Dal punto di vista europeo, l’obiettivo è di rafforzare la politica comunitaria, uscendo però dalla fase di austerità imposta dalla Germania. Per farlo bisogna rendere la BCE uguale alla Federal Reserve (ricordiamo che sono competenze europee e non del Governo italiano), l’istituzione degli euro-bond e project-bond. rendere il Parlamento Europeo alla stessa stregua di quello italiano, con più poteri ed un’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea, la costituzione di un’agenzia di rating nostrana e porre l’Italia al centro delle politiche europee.

Ritorna il federalismo, bandiera delle scorse elezioni, ma stavolta viene delineato meglio. Tanto per cominciare, abbattimento dei costi, stabilendo costi standard per i servizi, abolizione degli enti inutili, istituzione delle macroregioni (sogno della Lega), riduzione delle tasse, rilancio del piano nazionale per il Sud e rilanciare turismo, infrastrutture, ambiente, ricerca e innovazione.

Sulla famiglia lo sguardo del Pdl rimane quello rigido di qualche anno fa, e cioè il concetto è che le leggi vanno realizzate solo per quella formata da uomo e donna. Vengono così riproposti i progetti della passata legislatura (bonus bebè, quoziente familiare, sviluppo asili nido, agevolazioni per l’istruzione e sostegno alle famiglie con disabili o anziani a carico).

Solo al sesto punto si parla di uno dei temi “caldi” degli ultimi tempi, la riforma fiscale. Primo obiettivo è ridurre le tasse, a partire dall’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, e continuando col no alla patrimoniale, azzeramento dell’Irap e riduzione delle imposte sulle aziende. Un aspetto interessante è che si vuol innalzare il limite del pagamento con i contanti, che attualmente è di mille euro. Inoltre l’obiettivo è di rendere il fisco più “amichevole” nei confronti dei cittadini, migliorando l’assistenza, limitando i poteri di Equitalia, istituendo il concordato fiscale preventivo, rivedendo il redditometro ed agevolando i pagamenti della pubblica amministrazione. Sulla stessa falsa riga cambierà anche il comportamento nei confronti della banche che, in sostanza, devono adottare provvedimenti per favorire l’accesso al credito

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