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Incentivi sulle rinnovabili, l’ira di Anie/Gifi contro il Ministro Zanonato

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incentivi rinnovabili

Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha registrato un vero e proprio boom in Italia negli ultimi anni. Ha dato lavoro a migliaia di persone e prodotto milioni di fatturato, nonché è stato uno dei pochi del nostro Paese ad essere in crescita nonostante la congiuntura economica sfavorevole. Buona parte del merito va agli incentivi che sono stati previsti per una durata pluriennale. Il problema è che però in Italia non si ha mai la certezza di ottenerli, e le regole cambiano da un giorno all’altro.

L’ultima novità è arrivata pochi giorni fa dal Ministro per lo Sviluppo Economico Zanonato che inaspettatamente, intervenendo in una trasmissione su Radio Uno, ha dato una notizia che ha spiazzato centinaia di addetti ai lavori: gli incentivi rimangono, ma verranno spalmati su 30 anni anziché su 20. Ad un ascoltatore poco attento, o non addentro a questi progetti, può sembrare una buona notizia, e cioè che gli incentivi non durano 20 anni ma 30. La realtà è però che aumenta la durata, ma non i soldi. Avere, per esempio, 100 milioni a disposizione e spalmarli su 20 anni significa elargire 5 milioni l’anno, averne sempre 100 ma dividerli in 30 anni significa spenderne poco più di 3 all’anno.

Da questa scelta non potevano che scaturire polemiche. Come sempre non si è fatta attendere la risposta di Anie/Gifi, il gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane che rappresenta il 50% del mercato nazionale, già da tempo in polemica con i politici che si sono susseguiti in tutti questi anni. In particolare si è fatto sentire il suo presidente Emilio Cremona che si è detto “sgomento”.

Centinaia di migliaia di impianti fotovoltaici sono stati costruiti in Italia a fronte di un impegno dello Stato, ovvero il Conto Energia, e di un business plan calibrati su 20 anni. Gli errori fatti nella strutturazione del debito non sono da attribuire ai cittadini e alle imprese ma alla legislazione che non ha saputo gestire adeguatamente la distribuzione degli incentivi

tuona Cremona, il quale aggiunge che anziché tutelare i cittadini, con queste continue ristrutturazioni si ottiene l’effetto opposto. E come sempre a pagare sono gli addetti ai lavori, quei 100 mila soggetti impiegati in questo settore che corrono il rischio di ritrovarsi senza lavoro. Come se non bastasse la concorrenza sleale dei Paesi asiatici. Per questo, sottolinea il presidente di Anie/Gifi, l’impegno preso dal Governo dev’essere rispettato e non può essere negoziato. Magari anche aprendo un tavolo con gli addetti ai lavori.

Il messaggio è che l’Italia deve poter fare quello che altri paesi hanno già sperimentato con successo e non percorrere strade che alimentino solo sfiducia negli investimenti, ulteriore disoccupazione e diminuzione di credibilità

conclude Cremona. Vedremo se il Ministro gli presterà ascolto.

Foto: © Thinkstock

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