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Imu, le ultime notizie su cosa accadrà alla tassa sulla prima casa

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Abolire l’Imu? Una scelta iniqua e dannosa. Si può riassumere con queste poche parole il pensiero del Ministro Saccomanni che, dopo aver fatto e rifatto i conti in merito all’abolizione della tanto odiata tassa sulla prima casa, alla fine ha espresso il suo pensiero, ovvero che è meglio lasciarla lì. Ormai manca poco tempo, il rinvio sul pagamento della prima rata è quasi scaduto, e se entro settembre non si trovassero le coperture, chi ha risparmiato qualche centinaio di euro pochi mesi fa sarà costretto a versarli. Peraltro a distanza ravvicinata con la seconda rata di dicembre.

Secondo il Ministro dell’Economia, la prima rata dell’Imu sulla prima casa vale 2,4 miliardi di euro, una cifra introvabile in questo momento. Di questa abolizione ne beneficerebbero soltanto i contribuenti più ricchi (mediamente un contribuente sotto i 19 mila euro risparmierebbe solo 187 euro, mentre quelli più ricchi dai 455 ai 629 euro), e sull’economia avrebbe effetti regressivi forse devastanti visto che in questo momento sembra ripartire, ed invece così verrebbe ulteriormente affossata. Per questo, secondo il suo pensiero, abolire l’Imu sulla prima casa non è proponibile. Ad ogni modo ha presentato nella sua relazione 9 soluzioni. Andiamo a scoprire quali sono:

1 – Abolizione dell’Imu sulla prima casa: in questo caso lo Stato è costretto a trovare 4 miliardi di euro di cui 2,4 entro un mese.

2 – Incremento della detrazione di base, una soluzione che ridurrebbe il costo per lo Stato a 1,3-2,7 miliardi di euro.

3 – Rimodulazione dell’esenzione Imu ad esempio in base alla situazione economica del soggetto, in modo da far risparmiare solo chi davvero ne ha bisogno, ma costerebbe allo Stato tra 1 e 2,3 miliardi.

4 – Far pagare l’Imu insieme ad altri contributi come Irpef o Tares, ed in questo caso nella peggiore delle ipotesi le entrate si dimezzerebbero, ma nella migliore lo Stato ci guadagnerebbe anche di più di quanto non incasserebbe con l’Imu stessa.

5 – Deducibilità solo per le imprese, costo per lo Stato 1,2 miliardi di euro.

6 – Restituire ai Comuni il gettito solo per quanto riguarda gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, ma il costo è molto elevato, 4,6 miliardi di euro senza benefici per imprese e famiglie.

7 – Interventi sull’Irpef con l’abolizione dell’addizionale comunale, ma aumento delle percentuali. Il costo sarebbe 3,4 miliardi senza benefici per i cittadini.

8 – Scaricare tutto sui Comuni che possono farla pagare attraverso la Tares o con altre imposte come la Service Tax (ad esempio c’è da costruire una strada, si mette la tassa solo su quella strada), ma qui le entrate potrebbero arrivare a dimezzarsi.

9 – Abolizione soltanto della prima rata, ma bisognerebbe trovare 2,4 miliardi di euro.

Foto: Thinkstock

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