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Condanna a Berlusconi, i piani B di PD e PDL

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sentenza berlusconi

Sarà una pausa estiva piena di intrighi politici quella che si sta per aprire. Il Parlamento chiuderà il prossimo 10 agosto per poi riaprire esattamente un mese dopo. Anziché andare al mare però, i massimi esponenti dei due partiti di Governo si riuniranno per stabilire la strategia da seguire in seguito alla condanna di Berlusconi all’interdizione dai pubblici uffici. Il cerino adesso ce l’ha in mano il Capo dello Stato che, qualsiasi cosa deciderà, sarà costretto a scontentare qualcuno.

PD e PDL stanno letteralmente aspettando un “segnale”, come lo ha definito Berlusconi. Se il segnale andasse verso la Grazia, eventualità più complicata al momento per il semplice fatto che Berlusconi è imputato in altri processi, Napolitano scontenterebbe il centrosinistra e soprattutto il suo elettorato. Se invece il segnale non dovesse arrivare, o fosse negativo, scontenterebbe il PDL che certamente non farebbe scattare la guerra civile, ma prenderebbe altri provvedimenti. E quali sarebbero? Analizziamo tutti gli scenari.

Cominciamo con il partito di Berlusconi. Nel caso in cui il segnale arrivasse, tutto andrebbe a posto. L’ex Premier sarebbe salvo, l’interdizione dai pubblici uffici abolita e la vita del Governo sarebbe prolungata, sempre che non fosse il PD a “staccare la spina”. In questo caso la sua politica sarebbe sempre la stessa, ovvero difendersi dai processi (e non nei processi) e mettere in campo tutte le sue forze per evitare un’altra condanna e di conseguenza ritrovarsi di qui a qualche mese o anno nelle stesse condizioni. Nel caso in cui invece non arrivasse la Grazia, si aprono diversi scenari. Il più probabile è far cadere il Governo. Le commissioni rimarrebbero in carica e quella che deve decidere sulla incandidabilità di Berlusconi cercherà di rimandare il più possibile la decisione, così come si tenterà di prolungare l’attesa della sentenza. L’obiettivo è di andare alle elezioni prima che l’incandidabilità sia operativa, in modo da tentare di far eleggere Berlusconi prima della condanna. Nel caso in cui non si facesse in tempo (anche perché si parlerebbe di elezioni a novembre), prende sempre più piede l’ipotesi di candidare la figlia Marina a presidente del Consiglio. Secondo i sondaggi del Cavaliere il suo elettorato apprezzerebbe. In questo modo, seppur indirettamente, Berlusconi continuerebbe a governare, o almeno ad avere un certo peso sulla politica italiana.

E il PD? In caso di avvenuta Grazia per i democratici si aprirebbe un dilemma morale. Berlusconi, seppur graziato, rimane sempre pregiudicato. Come si fa a rimanere al Governo con uno così? L’anima contraria alle larghe intese del partito prenderebbe fiato, forte anche di numerose manifestazioni di piazza che senza dubbio si terrebbero contro la decisione del Quirinale. Per questo motivo la continuazione del Governo non è assicurata. In caso di mancata Grazia invece, non appena la decisione diventerà definitiva, l’intenzione è di far cadere il Governo prima che lo faccia Berlusconi. Letta ed Epifani stanno trovando in queste ore una linea comune da seguire che di fatto si basa sull’opportunità di anticipare le mosse del Pdl per dire che sono stati loro a sciogliere le larghe intese. In un modo o nell’altro sembra quasi certo che questo Governo non arriverà a mangiare il panettone.

Foto: Thinkstock

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