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Rifiuti nucleari in Basilicata, le barre tornano in America

bidoni nucleari

La vicenda sui rifiuti nucleari trasportati in Basilicata si è conclusa in fretta, ma il polverone è ben lontano dall’essersi posato. Le 84 barre di uranio che erano state trovate nel deposito di Rotondella, località a pochi chilometri da Matera, sono state rispedite al mittente, ovvero gli Stati Uniti, ma la polemica non è destinata a finire. Perché queste barre si trovavano in Italia? E perché l’operazione era così segreta? Ma soprattutto, da quanto tempo giravano nel nostro Paese a nostra insaputa? E ce ne sono altre?

Mentre speriamo di ottenere risposte a queste domande, cerchiamo di capire meglio la vicenda. Tutto era cominciato nella notte tra il 28 ed il 29 luglio scorso, quando alcuni cittadini, nonostante la tarda ora, non si sono lasciati sfuggire un imponente manipolo di uomini, circa 300, che scortavano un carico misterioso che era partito da Rotondella per raggiungere la base militare americana di Gioia del Colle, in Puglia. Il dispiegamento di uomini e mezzi era troppo grande per passare inosservato, e voleva significare soltanto una cosa: il carico era qualcosa di grosso.

Il Movimento 5 Stelle è subito insorto ed ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente in Senato dato che, di qualsiasi cosa si trattasse, la popolazione era completamente all’oscuro di tutto. Si è scoperto che si trattava di barre di uranio come quelle usate nelle centrali nucleari, e questo episodio ha subito riaperto una vecchia ferita nella popolazione lucana. Nel 2003 infatti fu deciso dall’allora Governo Berlusconi di istituire a Scanzano Jonico, località a soli 20 km da Rotondella, un deposito nazionale di scorie nucleari. Scorie straniere, visto che l’Italia centrali nucleari non ce le ha. La popolazione insorse e bloccò tutte le strade e le ferrovie per settimane, finché il Governo non fece un passo indietro ed accettò di chiudere il discorso.

Evidentemente non era stato chiuso definitivamente. Sulla vicenda è stato posto il segreto di Stato, e per questo delle barre stipate a Rotondella non si è saputo nulla. Fino all’altro giorno quando era impossibile non accorgersi di ciò che stava accadendo. Le interrogazioni parlamentari sono così fioccate. Prima il Movimento 5 Stelle, poi il PD e Sel hanno chiesto al Ministro degli Interni Alfano di presentare una relazione sull’accaduto. A loro si sono anche aggiunti il presidente della Regione Basilicata ed il Ministro dell’Ambiente Orlando che ora cerca di capire se ci sono state conseguenze per il territorio lucano.

Intanto oggi la Sogin, la società statale che si occupa di bonifiche ambientali di siti nucleari, ha fatto chiarezza, almeno in parte, sulla vicenda. Questo il comunicato:

In ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del vertice sulla Sicurezza nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012, si è concluso oggi il rimpatrio negli Stati Uniti di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti sul territorio nazionale per attività di ricerca e di sperimentazione. Il rimpatrio di questo materiale si inquadra nell’ambito dell’Accordo internazionale tra Stati Uniti e Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) relativo all’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici.

Tradotto significa che hanno usato l’Italia come deposito per materiali radioattivi, e l’hanno deciso a tavolino più di un anno fa. Ora il timore è che questo carico non sia l’unico, e chissà quanti altri stanno mettendo ogni giorno in pericolo il nostro territorio.

Foto: © Thinkstock

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