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Malala, il discorso fa commuovere il mondo, anche i talebani

discorso malala Onu

Nel corso della storia ci sono stati insegnati diversi momenti che hanno cambiato le sorti del mondo. La bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, il discorso di Martin Luther King, e perché no, adesso anche il discorso di Malala. Senza stare a scomodare i grandi del passato, questa ragazzina di appena 16 anni che ha visto la morte in faccia semplicemente perché voleva andare a scuola, e voleva che lo facessero tutte le sue coetanee, è oggi diventata un’eroina mondiale, tanto che il Governo norvegese l’ha proposta per il Nobel per la Pace.

La storia di Malala Yousafzai è da far venire i brividi. Con la semplicità e la schiettezza di un’adolescente, e non senza lasciar trasparire una vena di emozione, la ragazzina che è stata sparata alla testa dai talebani in Pakistan perché si batteva per il diritto all’istruzione ha parlato all’Onu, e lo ha fatto con un discorso carico di orgoglio e di maturità. Una maturità che molte volte nemmeno i grandi leader mondiali hanno. Ha chiesto uguaglianza di trattamento per tutti e diritto all’istruzione, specialmente per le donne che nel suo Paese sono trattate come semplici oggetti. Ha attaccato i talebani, affermando che si nascondono dietro l’Islam, che è una religione di pace, per predicare odio e violenza.

Ma il discorso di Malala non è stato un discorso di odio. Non porta rancore per chi l’ha sparata visto che proprio quel colpo le ha dato la forza di andare avanti e la spinge a non avere più paura di far sentire la propria voce. Il suo discorso ha toccato tutti, nel profondo del cuore, ed ha raggiunto anche quelli più duri come quello di Adnan Rasheed, capo del gruppo dei talebani responsabile dell’attentato alla sua vita che ha pubblicato una lettera, confermata dallo stesso Rasheed sul sito dei terroristi, in cui in sostanza chiede scusa alla ragazzina.

Quando sei stata attaccata è stato uno choc per me, non avrei mai voluto che accadesse

spiega il leader, che poi cerca di giustificarsi, affermando che l’attentato è avvenuto non perché la ragazzina volesse studiare, ma perché faceva propaganda contro i talebani. In quel Paese, è bene ricordarlo, quasi tutte le scuole femminili sono state chiuse perché considerate contrarie all’Islam. Purtroppo il talebano non si mostra pentito ed anzi, cerca di giustificare le azioni del suo gruppo contrastando il discorso di Malala e cercando di far vedere la questione al mondo dal loro punto di vista. Ma lo fa senza la tipica aggressività dei terroristi, ed anzi, usa il termine “fratello” per rapportarsi alla ragazzina, e per spiegare la vicinanza che sente con lei. Probabilmente non sarà questo discorso a chiudere la pagina nera del terrorismo internazionale, ma almeno potrà risvegliare le coscienze impaurite di milioni di donne e ragazzini che credevano di essere soli.

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