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Tangentopoli spagnola, le accuse al Premier Rajoy

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Frode e riciclaggio di denaro. Con questa accusa in Spagna in questi giorni sta montando quello che si potrebbe definire il più grande scandalo della storia del Paese dalla fine della dittatura franchista. Da noi si chiamerebbe Tangentopoli 2 o con qualche epiteto simile, in Spagna invece è diventato un semplice tiro al bersaglio, dove il centro del bersaglio ha la faccia di Mariano Rajoy, Premier in carica.

Le accuse sono molto gravi ed in sostanza si basano su un concetto molto semplice e tristemente comune a molti politici: la distrazione di fondi (milioni di euro) sul suo conto privato. Ad accusarlo è l’ex tesoriere del Partito Popolare Luis Bárcenas, che dopo oltre vent’anni in cui ha ricoperto questa carica, ha ammesso di aver tenuto due contabilità, una reale ed una contraffatta ma ufficiale, dalle quali emergono irregolarità molto gravi. Barcenas ha cominciato a parlare negli ultimi giorni dopo essere stato tratto in arresto dalle autorità spagnole.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche basate sull’intercettazione di messaggi tra il tesoriere e l’attuale Primo Ministro, e grazie alle dichiarazioni dell’imputato, pare che i due si accordassero per far incassare a Rajoy le tangenti derivanti dalle imprese spagnole che volevano ottenere appalti pubblici, e inoltre che girasse sui suoi conti alcune donazioni fatte al partito. Si parla di un totale di 61 milioni di dollari. Ma non finisce qui. Secondo le ammissioni dell’imputato ci sarebbero anche alcuni membri del partito, come il segretario generale Cospedal, che sapevano e percepivano un compenso per il silenzio. Il partito di Governo ha subito preso le distanze dalla vicenda, affermando di essere completamente all’oscuro di queste macchinazioni e che i dirigenti non capiscono perché il loro leader abbia agito così. Ad ogni modo, come fa la piazza, ne chiedono le dimissioni.

E la reazione di Rajoy? Ovviamente di dimettersi non ci pensa affatto. Come abbiamo visto spesso in questi ultimi tempi tra Mohammed Morsi, Kim Jong-un e Bashar Al-Assad, anche lui dice che si tratta di una macchinazione di chissà quale forza oscura per destabilizzare un Governo eletto dal popolo e soprattutto stabile. La sua linea difensiva è facilmente pronosticabile: negare tutto, anche l’evidenza. Secondo Rajoy le accuse sono infondate ed il bilancio parallelo di Barcenas è falso. Nonostante da tempo il popolo gli metta pressione per i risultati economici catastrofici del suo Paese, il quale ha uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Europa (27%) e sia in recessione peggio dell’Italia, Rajoy continua a ribadire di non avere alcuna intenzione di lasciare il potere. Secondo lui uno Stato di diritto “non si piega al ricatto” e siccome la Spagna è una “democrazia seria”, si presenterà spontaneamente a testimoniare per difendersi da quest’infamia.

Foto: Rajoy su Facebook

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