Venticinque anni dopo, l’11 settembre resta una data capace di dividere il tempo in un “prima” e un “dopo”. La mattina dell’11 settembre 2001, 19 terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea: due colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, uno il Pentagono ad Arlington e il quarto precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania, dopo la reazione di passeggeri ed equipaggio. Le vittime furono 2.977, provenienti da 90 Paesi: 2.753 a New York, 184 al Pentagono e 40 sul volo United 93.
A un quarto di secolo di distanza, il ricordo non coincide più soltanto con le immagini delle torri in fiamme. L’11 settembre è diventato il punto di origine di trasformazioni profonde nella sicurezza, nella politica estera, nei controlli aeroportuali, nella sorveglianza e nel rapporto tra libertà individuali e prevenzione del terrorismo. Ha aperto la stagione della “guerra al terrore”, portando gli Stati Uniti e i loro alleati in Afghanistan e, successivamente, in Iraq, con conseguenze che hanno attraversato intere generazioni. Negli Stati Uniti, la riorganizzazione dell’apparato di sicurezza portò anche alla creazione del Department of Homeland Security, nato dall’integrazione di 22 strutture federali.
Il 25° anniversario ha riportato l’attenzione anche su un aspetto meno immediato della tragedia: le conseguenze sanitarie dell’esposizione alle polveri e alle sostanze tossiche sprigionate dal crollo del World Trade Center. Per la prima volta, la cerimonia di Ground Zero ha previsto un settimo momento di silenzio dedicato a chi è morto negli anni successivi per patologie associate all’11 settembre. Il WTC Health Program, gestito a livello federale negli Stati Uniti, assiste oggi quasi 150.000 persone tra soccorritori e sopravvissuti.
La memoria, quindi, continua a evolversi. Ogni anniversario serve a ricordare le vittime, ma permette anche di misurare quanto quella mattina abbia modificato gli Stati Uniti e il resto del mondo. Le conseguenze dell’11 settembre non appartengono soltanto ai libri di storia: sono visibili nelle procedure di sicurezza, nelle istituzioni create dopo gli attacchi, nelle guerre combattute negli anni successivi e nella vita di migliaia di persone che convivono ancora con gli effetti fisici e psicologici di quel giorno.
Perché l’11 settembre ha cambiato la sicurezza globale?
L’11 settembre ha trasformato la sicurezza perché dimostrò che un gruppo terroristico poteva usare mezzi civili ordinari come armi contro obiettivi altamente simbolici e strategici. Dopo gli attacchi, gli Stati Uniti riorganizzarono gran parte del proprio apparato di prevenzione e rafforzarono la cooperazione tra intelligence, sicurezza interna e autorità locali. Il Department of Homeland Security iniziò le proprie attività nel 2003 dopo essere stato istituito con una legge approvata l’anno precedente.
Cambiarono i controlli sui passeggeri, l’accesso alle aree sensibili degli aeroporti e le procedure a bordo degli aerei. Parallelamente si ampliarono gli strumenti di intelligence e sorveglianza. Il confine tra sicurezza nazionale e tutela delle libertà civili divenne così uno dei principali temi politici dell’epoca successiva agli attentati, con un dibattito destinato a proseguire ben oltre l’emergenza iniziale.
Quanto è costato il dopo 11 settembre?
Il costo è stato enorme, sul piano economico e umano. Il progetto Costs of War della Brown University stima in circa 8.000 miliardi di dollari la spesa e gli impegni finanziari statunitensi collegati alle guerre successive all’11 settembre fino all’anno fiscale 2022, comprendendo operazioni militari, sicurezza interna, interessi sul debito e assistenza futura ai veterani.
Le dimensioni umane sono ancora più difficili da misurare. Le stime indicano circa 940.000 morti per violenza diretta nei principali teatri delle guerre post-2001. Considerando anche i decessi indiretti legati, tra gli altri fattori, a malattie, malnutrizione e distruzione dei sistemi sanitari, il bilancio potrebbe raggiungere 4,5-4,7 milioni di persone. Circa 38 milioni di individui sarebbero inoltre stati costretti ad abbandonare le proprie case.
Si tratta di stime con inevitabili margini di incertezza, ma sufficienti a mostrare la dimensione globale delle conseguenze geopolitiche e umanitarie innescate dopo gli attentati.
Perché le conseguenze sanitarie continuano ancora oggi?
Le conseguenze sanitarie continuano perché migliaia di soccorritori, lavoratori, residenti e sopravvissuti furono esposti a polveri e sostanze potenzialmente nocive durante e dopo il crollo delle Torri Gemelle. Gli effetti emersi negli anni hanno reso necessario un sistema specifico di monitoraggio e assistenza.
Il WTC Health Program riconosce diverse categorie di patologie correlate all’esposizione, tra cui disturbi respiratori e digestivi, problemi di salute mentale e tumori. Il programma federale è autorizzato fino al 2090, un dato che mostra quanto lunga possa essere la coda sanitaria della tragedia.
La scelta di dedicare nel 2026 un momento di silenzio specifico alle persone morte per malattie o conseguenze fisiche legate all’11 settembre ha quindi ampliato il significato stesso della commemorazione: l’impatto umano degli attacchi non si esaurisce nelle vittime di quella mattina.
Come si conserva la memoria dopo una generazione?
La memoria si conserva trasformando un evento vissuto da milioni di persone in una storia comprensibile anche per chi nel 2001 non era ancora nato. A Ground Zero, la lettura annuale dei nomi delle vittime resta il centro della commemorazione, mentre il Flight 93 National Memorial in Pennsylvania ricorda i 40 passeggeri e membri dell’equipaggio morti dopo essersi ribellati ai dirottatori.
Il passaggio generazionale rende decisivo il lavoro di musei, scuole, archivi e testimonianze dirette. Venticinque anni sono sufficienti perché un fatto di cronaca diventi storia, ma non perché perda le sue conseguenze.
L’11 settembre continua a essere un caso di studio su terrorismo, sicurezza, guerra, diritti civili e memoria collettiva. Comprenderlo significa osservare insieme ciò che accadde in poche ore e tutto ciò che quelle ore misero in movimento negli anni successivi.
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