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Grazia a Berlusconi, Napolitano fa chiarezza

giorgio napolitano

Grazia a Berlusconi? No grazie. Anzi, no grazia. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiude ad ogni ipotesi che al Cavaliere possano essere abbonati gli anni di reclusione e le altre pene che eventualmente gli verranno inflitte in terzo grado. Anzi, si mostra anche particolarmente irritato per le ipotesi fantasiose circolate in questi giorni nei giornali, in particolare Libero, che per dirla con parole semplici, si sarebbero inventati tutto. Questa la dichiarazione ufficiale del Capo dello Stato:

Queste speculazioni su provvedimenti di competenza del Capo dello Stato in un futuro indeterminato sono un segno di analfabetismo e sguaiatezza istituzionale. [Le ipotesi] danno il senso di una assoluta irresponsabilità politica che può soltanto avvelenare il clima della vita pubblica. Si smentisce nel modo più assoluto che ci siano sulla scrivania del Presidente pratiche immaginarie come quella descritta.

Più chiaro di così. Berlusconi intanto si dice ottimista su un’assoluzione che, leggendo le carte, secondo lui non possono portare ad un risultato differente. Nel frattempo però Berlusconi, e soprattutto i suoi avvocati, meditano le strategie per cavarsela. L’obiettivo primario è di puntare alla prescrizione con una strategia da film di Hollywood: il prossimo 30 luglio, data dell’udienza Mediaset, i suoi avvocati annunceranno che il loro assistito rinuncia alla prescrizione. Questa però diventa ufficiale solo dopo la scadenza dei termini. Quando però, dopo il rinvio che in quel caso verrebbe ottenuto, i termini saranno scaduti, gli avvocati non ribadiranno la rinuncia, e dunque il reato del Cavaliere sarebbe prescritto.

Un’altra strategia sarebbe far cadere il Governo, andare alle elezioni ad ottobre o novembre, e sfruttare questi mesi di campagna elettorale, con il PD come sempre diviso, per vincere e ridiventare Premier. Una volta in Parlamento, grazie ad una forte maggioranza, potrebbe realizzare leggi per evitare qualsiasi attacco della magistratura.

Una terza via d’uscita la propone Massimo Mucchetti del PD, ovvero trasformare la legge sull’ineleggibilità in incompatibilità. In pratica, se venisse confermata l’ineleggibilità di Berlusconi, entrando in vigore questa legge il Cavaliere rimarrebbe eleggibile, dunque non perderebbe il seggio in Parlamento, ma non sarebbe compatibile con la gestione delle sue aziende che dovrebbero essere vendute entro un anno a soggetti non parenti. Come se ci mettesse molto a trovare un prestanome.

Il disegno di legge è stato presentato il 20 giugno scorso, ma per essere applicabile a Berlusconi bisogna trasformarlo in legge entro il 30 luglio, data in cui presumibilmente arriverà la sentenza. Per questo ora il Parlamento deve darsi molto da fare per far approvare il disegno senza modifiche in entrambi i rami in meno di due settimane, week-end esclusi. Siamo sicuri che, in questo caso, i nostri parlamentari saranno capaci di lavorare anche a notte inoltrata.

Foto: Wikipedia

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