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Ineleggibilità di Berlusconi, in mezzo mondo sarebbe già fuori dal Parlamento

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Ieri si è insediata la Giunta per le elezioni che deciderà se Silvio Berlusconi possa stare o meno in Parlamento. Questa decisione verte non sui guai giudiziari (che comunque metterebbero a rischio la sua poltrona già il prossimo 30 luglio), ma su una legge dello Stato di mezzo secolo fa. Secondo la legge 361 del 1957, dunque ben prima che nascesse Mediaset per eliminare ogni dubbio su un’eventuale persecuzione giudiziaria, nessun beneficiario di concessioni pubbliche, come sono quelle televisive, può essere eletto in Parlamento.

Le reti televisive sono concessioni pubbliche (vengono rilasciate dal Ministero delle Telecomunicazioni), e quindi stando alla legge, Berlusconi non sarebbe eleggibile. A questo punto le possibilità, se proprio dovessimo seguire la legge alla lettera, sarebbero due: oscurare Mediaset o dichiarare Berlusconi ineleggibile e dunque farlo uscire dal Parlamento sin da subito e negargli l’accesso anche in futuro, almeno finché non venderà la sua società televisiva.

Ovviamente non ci stanno i suoi fedelissimi che muovono due precise linee difensive. Una è che non risulta che le concessioni siano state date a Berlusconi in persona, ma ad una società che, almeno sulla carta, non appartiene più a lui ma semmai ai figli. E poi l’altra linea è che dal 2005, da quando cioè è stato introdotto il digitale terrestre, non c’è più bisogno della concessione pubblica per trasmettere, e dunque la legge si potrebbe dichiarare decaduta, almeno sul fronte televisivo. Va però precisato che all’epoca ottennero la concessione a trasmettere quelle aziende già concessionarie in precedenza, dunque la storia non cambia molto.

Ad ogni modo a decidere saranno i componenti della giunta composta da 23 parlamentari, di cui 6 del Pdl ed uno della Lega Nord che sicuramente voteranno contro, ed 8 del PD che molto probabilmente voteranno pure contro perché, almeno sulla carta, sono ancora alleati di Governo. Ma se anziché in Italia ci trovassimo in un altro Paese, la situazione sarebbe la stessa? Ovviamente no.

Secondo quanto riporta oggi il Fatto Quotidiano, in un Paese anglosassone o in Sudamerica non ci sarebbe quasi discussione: Berlusconi sarebbe espulso dal Parlamento. A fronte di una violazione di legge simile, anziché essere giudicato dai colleghi di partito e dagli alleati di Governo, sarebbe giudicato da un organo terzo e indipendente in Gran Bretagna, Australia, Canada, Cile, Costa Rica e persino Pakistan. Negli Stati Uniti a giudicarlo ci penserebbe la sua Camera o al massimo la Corte Suprema che è indipendente. In altri Paesi invece come Germania, Spagna, Francia, Russia, Israele, Bolivia e Colombia ci si ritroverebbe con una situazione simile a quella italiana dato che a giudicarlo sarebbero solo parlamentari o commissioni composte per la maggior parte da parlamentari.

Foto: Berlusconi su Facebook

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