Home / Ambiente / Energie rinnovabili / Eolico offshore, la strategia della Gran Bretagna è la peggiore del mondo

Eolico offshore, la strategia della Gran Bretagna è la peggiore del mondo

Se ti piace condividi!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

eolico offshore gran bretagna

La Gran Bretagna si porta a casa una sonora bocciatura in una materia base per lo sviluppo delle rinnovabili e il raggiungimento dell’indipendenza energetica del Paese: l’eolico offshore. Secondo il giudizio del think tank IPPR, l’Institute for Public Policy Research, la strategia adottata dalla Gran Bretagna per lo sviluppo dell’eolico offshore è infatti la peggiore del mondo.

Nel report Pump up the Volume: Bringing down costs and increasing jobs in the offshore wind sector, pubblicato martedì scorso dall’IPPR, si legge infatti che la Gran Bretagna ha trascurato fattori fondamentali per uno sviluppo sostenibile dell’eolico offshore. In primis la scelta delle aree più idonee in cui costruire i parchi eolici offshore, ovvero grandi spazi situati vicino alla riva in acque poco profonde.

turbina eolica in mareIl Governo britannico avrebbe inoltre fatto marcia indietro sull’obiettivo ambizioso che si era prefisso, ovvero raggiungere quota 18 GW proveniente dall’energia eolica offshore entro il 2020. Secondo il Department of Energy & Climate Change (DECC), la Gran Bretagna ha le potenzialità per raggiungerne addirittura 40 GW da qui al 2030. Ma di questo passo sarà difficile superare gli 8 GW entro il 2020. A sfumare non sono soltanto i vantaggi ambientali derivanti dall’aumento della fetta di energia provenienti dall’eolico, fonte pulita e rinnovabile, ma anche i nuovi posti di lavoro generati dallo sviluppo dell’offshore. Si parla di una ricaduta occupazionale di ben 15 mila nuovi posti di lavoro generati se si raggiungesse l’obiettivo di 18GW, ormai bucato, da qui al 2020.

Secondo l’IPPR la strategia adottata nell’eolico offshore dalla Gran Bretagna è la peggiore al mondo perché gli investimenti hanno prodotto pochi posti di lavoro, poca energia a fronte di costi invece molto elevati. Si tratta di un triplice fallimento: fallimento degli obiettivi ambientali, fallimento della crescita occupazionale, fallimento delle politiche energetiche sostenibili. Purtroppo il vento soffia contrario per l’eolico offshore in Gran Bretagna, calcolando che soltanto il 30% dei componenti è prodotto da lavoratori britannici e che non ci sono produttori di turbine eoliche. Nell’avvio di un parco eolico il costo delle turbine ammonta al 50% del capitale totale necessario a far fronte all’investimento. Inoltre, l’eolico offshore è attualmente più costoso di altre tecnologie a basse emissioni di carbonio, come l’eolico onshore e il nucleare.

Per avere il vento favorevole, il Governo, secondo l’IPPR, dovrebbe attirare nel Paese produttori di turbine, almeno due, e sostenere nuovi investimenti a lungo termine, come è avvenuto in Danimarca sin dal 1970, smettendola di essere così miope sulle enormi prospettive dell’offshore.

Fonte: Britain Pursuing ‘Worst Of All Worlds’ Offshore Wind Strategy – Cleantechnica
Foto: © Thinkstock

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

comments