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Prezzo benzina in Europa, Italia sempre più cara, ecco il perché

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Il prezzo della benzina, come ogni estate, ha ripreso a salire. La speranza è di non arrivare ai livelli di un anno fa quando abbiamo raggiunto i 2 euro al litro, ma il rischio almeno di avvicinarci a quella soglia c’è. Oggi si dà la colpa alle tensioni in Egitto, ma chi lo fa chiaramente è in mala fede. L’Egitto infatti non è un produttore di petrolio, ed anche se controlla il principale canale di trasporto via mare dell’oro nero, va ricordato che stiamo parlando di una guerra civile e non di una guerra tradizionale, dunque le petroliere non corrono il rischio di venire bombardate o sabotate.

Inoltre, anche se il problema fosse quello, i rincari dovrebbero arrivare alla pompa tra qualche mese perché la benzina che troviamo oggi al distributore in realtà è stata trasportata parecchio tempo prima che cadesse Morsi e scoppiassero i tumulti. Le difficoltà di questi giorni al massimo si ripercuoterebbero solo sul trasporto del greggio, in una fase successiva arriverebbero ai grossisti, poi a chi la benzina la raffina, poi su chi la trasporta ai benzinai e per ultimo su chi la distribuisce che poi si rifa sugli automobilisti. E allora perché ha ripreso a salire?

Il motivo è solo uno: speculazione. È bastato dire che è colpa del caos in Egitto per far lievitare i prezzi. Senza contare che con l’arrivo dei turisti si tenta sempre di far cassa. Certo, se paghiamo così tanto è anche perché le accise sono molto elevate. Oltre ad avere un’Iva tra le più alte d’Europa, il 21% (e presto potrebbe arrivare al 22), paghiamo ancora la guerra in Abissinia di quasi un secolo fa o l’alluvione di Firenze del ’66. Questo l’elenco completo delle accise:

  • 0,001 euro per la guerra di Abissinia del 1935;
  • 0,007 euro per la crisi di Suez del 1956;
  • 0,005 euro per il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,005 euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,005 euro per il terremoto del Belice del 1968;
  • 0,051 euro per il terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,039 euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro per la missione in Libano del 1983;
  • 0,011 euro per la missione in Bosnia del 1996;
  • 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,040 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011.

A queste vanno aggiunte anche le accise introdotte con il decreto Salva Italia di Monti e le addizionali regionali. Come possiamo vedere, gran parte di queste tasse potrebbero essere eliminate in quanto le emergenze sono finite, ma in un momento in cui lo Stato ha bisogno di rastrellare quanti più soldi possibile, è chiaro che non ci pensa proprio a rinunciare nemmeno ad un centesimo.

Ponendo una media del costo di quasi 1,9 euro al litro per la benzina, senza le accise lo stesso litro ci verrebbe a costare 0,7 euro, meno della metà. Dunque la speculazione c’è, è innegabile, ma forse non tutte le colpe sono dei petrolieri. Ma com’è la situazione nel resto d’Europa? Anche lì c’è da fronteggiare la crisi. Evidentemente non lo si fa sulle spalle degli automobilisti visto che siamo il Paese con i prezzi più alti in assoluto:

  1. Italia 1,900 euro benzina – 1,626 diesel
  2. Olanda 1,864 – 1,1198
  3. Svezia 1,747 – 1,678
  4. Belgio 1,685 – 1,457
  5. Finlandia 1,674 – 1,469
  6. Gran Bretagna 1,643 – 1,685
  7. Germania 1,635 – 1,399
  8. Francia 1,584 – 1,398
  9. Austria 1,531 – 1,341
  10. Spagna 1,524 – 1,330
  11. Slovenia 1519 – 1,366
  12. Svizzera 1,466 – 1,482
  13. Lussemburgo 1,397 – 1,198
  14. Polonia 1,362 – 1,300

Dati aggiornati al 7/7/2013

Fonte: Tcs
Foto: © Thinkstock

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