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Pannelli fotovoltaici low-cost grazie al comune antigelo per auto

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Pannelli fotovoltaici a basso costo e con un numero di componenti tossici di molto inferiore alle media non sono solo un’utopia ma presto potrebbero diventare realtà. È quello che stanno tentando di realizzare presso l’Oregon State University utilizzando delle metodologie a dir poco creative. Uno dei componenti usati è infatti il comune antigelo, o glicole etilenico, utilizzato normalmente per le automobili.

Questo liquido, unito ad altri relativamente economici sul mercato, produrrebbe delle celle solari a flusso continuo. Si tratta di celle a film sottile che possono essere facilmente scalate fino a livelli industriali, mantenendo comunque bassi i prezzi. L’antigelo viene utilizzato come solvente a basso costo al posto di altri materiali utilizzati oggi e che sono decisamente più costosi, ed ha una buona reazione con il solfuro di zinco rame stagnato (CZTS), un composto già utilizzato nel campo dell’energia solare perché non tossico e non molto costoso.

Questa strategia potrebbe andare a sostituire il composto utilizzato oggi, il (di)seleniuro di rame indio gallio, realizzato con dei materiali, come l’indio e il gallio, molto costosi perché rari, e per la gran parte estratti solo in Cina. Serviva invece qualcosa che si trovasse più facilmente, possibilmente negli Stati Uniti o comunque nei Paesi Occidentali. Passare da questo composto al CZTS potrebbe abbattere i costi di circa 275 volte, non di certo poco. In questo modo, spiega, Greg Herman, professore associato presso la Scuola OSU di chimica, biologia e Ingegneria per l’Ambiente dell’Università dell’Oregon, il prezzo dei pannelli verrebbe ridotto drasticamente, e questo porterebbe ad una esplosione del mercato del fotovoltaico.

Ma non finisce qui. Questi materiali, utilizzati in reattori meso-fluidici, garantiscono un miglior controllo della temperatura, tempo di reazione, trasporto di massa ed uniformità delle particelle che complessivamente migliorano le prestazioni e la qualità delle celle. Lo studio è stato finanziato dalla Sharp che, dopo le sperimentazioni, potrebbe introdurlo su vasta scala.

Fonte: Cleantechnica
Foto: © Thinkstock

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