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Egitto, dopo il golpe gli scontri: altri 30 morti

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guerra civile egitto

Si pensava (e si sperava) che con la destituzione di Morsi voluta dalla piazza, l’Egitto potesse tornare in pace e riprendere un cammino democratico. Quando però ci sono di mezzo le autorità religiose fondamentaliste, le cose non vanno mai in maniera pacifica. Specialmente quando un intero Paese è raccolto in preghiera. Parliamo del venerdì che tradizionalmente è quello dedicato alla preghiera per i musulmani, in cui milioni di credenti si riuniscono nelle moschee e, come ormai ci siamo abituati a vedere in questi ultimi anni, sfogano la loro rabbia appena dopo la funzione.

È successo che ieri, finiti i riti sacri, Mohammed Badie, guida spirituale dei Fratelli Musulmani che si diceva fosse stato fatto prigioniero dall’esercito, è salito su un palco in piazza ed ha incitato i fedelissimi del regime a manifestare per la liberazione del Premier. Anche se le parole usate sono state pacifiche, è bastato che dicesse

Non possiamo rinunciare a Morsi presidente se non col sacrificio della nostra vita

per far scatenare il putiferio. Nelle principali città egiziane è scattato il passaparola, centinaia di migliaia di sostenitori di Morsi e dei Fratelli Musulmani hanno avviato gli scontri contro l’esercito e come al solito, il giorno dopo, si contano le vittime. Trenta morti e centinaia di feriti lasciano le piazze che però non si sono mai completamente svuotate. I sostenitori dell’ex Premier hanno promesso che non andranno a casa, finché Morsi non sarà liberato e non sarà riabilitato al suo posto.

In poche ore la situazione è degenerata, e sia ieri che probabilmente nei prossimi giorni più che scontrarsi con i militari, il rischio è che la battaglia sia tra chi è pro e chi è contro il vecchio Presidente, con l’altissima probabilità che si finisca con l’usare armi da fuoco. Oggi intanto c’è la controffensiva della popolazione anti-Morsi che si radunerà per sostenere l’esercito e respingere i manifestanti. Quello di ieri passerà alla storia come il “venerdì del gran rifiuto”, ovvero quello di sottostare al colpo di Stato dell’esercito, ma potrebbe anche essere solo l’inizio dell’ennesima guerra civile in territorio mediorientale.

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