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Abolizione delle Province, che sia la volta buona?

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Il Parlamento ci riprova e, dopo decine di annunci e tentativi andati a vuoto, questa volta forse ha trovato la forma giuridica per abolire le Province. Non cantiamo vittoria troppo presto, l’iter è lungo e ci vorranno settimane, forse mesi, affinché venga realizzato perché bisogna modificare la Costituzione, ma nel frattempo la notizia sembra positiva. Per capire meglio questa nuova legge bisogna fare un passo indietro e analizzare il punto di partenza.

Come si sa, l’Italia ha 110 Province. Lo scorso Governo Monti tentò di dimezzarle, portandole a 51 in modo da tagliare quelle più piccole, ma la Corte Costituzionale bocciò il provvedimento. Il motivo in sostanza è che non si possono eliminare le Province con decreto legge, come fatto da Monti nella passata legislatura, in quanto non è un provvedimento urgente. Ci vuole una legge costituzionale. Ed è quello che questo Governo ha intenzione di fare. Sì ma come?

Il disegno di legge che si sta studiando in questi giorni le sostituisce con i “collegi delle autonomie”. No, non si tratta solo di cambiargli il nome. In pratica questi nuovi organi mantengono gli attuali dipendenti delle Province, nessuno perderà il suo posto di lavoro, ma al contempo non prevede la presenza di un presidente, di un vice-presidente, consiglieri, assessori e tutto il resto, ma i vertici dei collegi saranno i sindaci dei Comuni interessati che prenderanno le decisioni che una volta prendeva la Provincia.

In questo modo, risparmiando sugli stipendi (spesso molto pesanti) dei vertici Provinciali, e mantenendo invece quelli dei dipendenti, il risparmio previsto potrebbe persino arrivare ad un miliardo di euro. Numeri molto elevati, basti pensare che è la stessa cifra che serve per abolire l’Imu sulla prima casa.

Per quanto riguarda l’organizzazione, si lascerà autonomia ai vari Comuni. Il Ministro per gli Affari Regionali Delrio ha spiegato che per adesso si partirà dall’attuale cartina, ovvero per prendere le decisioni riguardanti un collegio delle autonomie, parteciperanno alle assemblee i sindaci dei Comuni che facevano parte di quella Provincia. Ma questa suddivisione non sarà rigida, nel senso che viene data autonomia ai collegi di organizzarsi come vogliono e di “spostare” la competenza dei sindaci a seconda delle necessità.

Ma non finisce qui. La vera novità di questa legge riguarda l’abolizione degli enti inutili, quegli intermediari buoni solo per assorbire denaro pubblico ma che molto spesso non servono a niente, quando addirittura non rallentano i lavori. Attualmente sono ben 7 mila. Il Governo riconosce che non sono tutti inutili, e così garantisce ai collegi di sceglierne non più di uno per ogni ramo di attività. Ciò significa che come minimo si scenderà a cinquemila, anche se la speranza è chiaramente di eliminarne anche di più.

Foto: © Thinkstock

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