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Egitto, arrestato il Premier Morsi, il golpe è ufficiale

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Era una delle ipotesi in campo ed è stata realizzata. Il colpo di Stato in Egitto è avvenuto la notte scorsa. Ma a differenza dei colpi di Stato del passato, stavolta chi l’ha realizzato aveva il supporto di gran parte del popolo, ed ha anche avuto il buon senso di “avvertire” il Governo che stava per farlo. Alla scadenza dell’ultimatum che l’esercito aveva dato a Morsi per lasciare il suo potere, l’ormai ex Premier ha risposto sprezzante, affermando di voler rimanere in carica perché è stato eletto un anno fa. Non erano d’accordo i vertici militari (e nemmeno gran parte del suo Governo che si era già dimesso nei giorni precedenti), e lo hanno destituito.

E come spesso accade in questi casi, la repressione è stata dura. Morsi è stato arrestato e tutti i massimi dirigenti dei Fratelli Musulmani, il partito di chiara ispirazione islamica che ha sostenuto Morsi, stanno subendo in queste ore un trattamento che assomiglia ad una sorta di arresto domiciliare. Non possono lasciare il Paese, e a dir la verità non possono nemmeno lasciare gli edifici militari in cui sono trattenuti. Ed ora cosa accadrà all’Egitto?

Al momento a governare il Paese ci sono i militari, e più precisamente Abdel Fatah al-Sisi, capo di stato maggiore e Ministro della Difesa, il quale ha assunto il potere insieme a quello che molto probabilmente verrà eletto Premier alle prossime elezioni, ovvero Mohamed elBaradei, figura di spicco internazionale in quanto Premio Nobel per la Pace e per tanti anni ambasciatore presso le Nazioni Unite.

L’esercito nell’arco di poche ore ha preso il comando di tutti gli uffici strategici, compresi i media nazionali, ed ora annuncia una riorganizzazione che sfocerà nelle prossime elezioni, si spera democratiche, che si svolgeranno entro un anno. Il timore al momento è che si ricreino le condizioni tanto criticate nella politica di Morsi, ovvero l’esclusione di alcuni partiti, come i Fratelli Musulmani, e limitazioni alla democrazia. Nell’immediato invece è stata sospesa la Costituzione scritta dal partito islamico perché, facendo diventare di fatto l’Egitto un Paese fondamentalista, non è ben vista dal popolo, da sempre abituato a vivere all’Occidentale, e per adesso si ritorna alle vecchie leggi di Mubarak, almeno finché un nuovo organo non le modificherà nuovamente.

Le ripercussioni sull’Occidente in teoria dovrebbero essere positive. In questo modo viene scongiurata la diffusione del potere fondamentalista in un Paese strategico come l’Egitto. Ma a quanto pare la destituzione non è molto gradita agli Stati Uniti. L’America infatti aveva puntato su Morsi, anche perché si trattava del primo presidente eletto degli ultimi 30 anni, e perché sembrava l’unico in grado di stabilizzare il Paese. Ed invece ha creato ancora più disagi e l’Egitto si è ritrasformato in una nuova polveriera. L’aspetto positivo stavolta è che c’è una forte richiesta di laicità dello Stato e quindi non si corre il rischio come in Siria di supportare i ribelli che, se dovessero andare al potere, tratterebbero con Al-Qaida e le altre organizzazioni fondamentaliste islamiche.

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