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Pesticidi e OGM, oltre il danno la beffa ambientale globale

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pesticidi e ogmGli OGM sono davvero capaci di rispondere alle sfide prospettate all’agricoltura dai cambiamenti climatici, sfamando una popolazione mondiale in vertiginosa crescita? Nelle colture geneticamente modificate c’è il seme del progresso e del benessere equo e solidale o l’ennesimo colpo all’agricoltura sostenibile dei Paesi in via di sviluppo? Ci aiuta a farci una posizione il biologo Daniele Porretta, autore de Il bruco dalle uova d’oro, libro che ripercorre la storia dei pesticidi per evidenziare l’analogo percorso fallimentare intrapreso dagli OGM.

Come gli OGM, anche i pesticidi furono infatti presentati come volano di progresso e prosperità. Ma a prosperare sono state, a conti fatti, soltanto le casse delle multinazionali dell’agrochimica. Oltre al danno ambientale relativo all’inquinamento, i pesticidi hanno infatti contaminato il nostro cibo, aumentando i fattori di rischio di malattie degenerative. Le industrie agrochimiche hanno volutamente tralasciato un dettaglio non certo trascurabile, noto già nei primi decenni del Novecento: i parassiti sviluppano resistenza ai pesticidi. Così occorre produrre sostanze sempre più tossiche per sconfiggere parassiti sempre più resistenti. È il circolo vizioso del veleno.

Qualcosa di analogo sta capitando con gli OGM che si intrecciano con le specie infestanti, generando erbacce che sono resistenti ai comuni erbicidi e richiedono l’impiego di sostanze estremamente tossiche e persistenti. Le multinazionali dell’agrochimica gestiscono  sia le sementi geneticamente modificate sia la fertile industria dei pesticidi, fondata sulla creazione di un problema a lungo termine cui si risponde con soluzioni temporanee e illusorie. L’agricoltura è in una trappola dorata da cui può uscire solo riprendendo vecchie strade abbandonate o poco battute su larga scala: dall’agricoltura biologica alla tecnica dell’insetto sterile alla lotta biologica. Esiste più di un’alternativa per ottenere alte rese in modo sostenibile, senza avvelenare frutta e verdura e senza mettere a repentaglio la salute degli ecosistemi e dell’uomo. Strade poco esplorate perché gli investimenti nella ricerca agraria si concentrano su OGM e lotta chimica per migliorare le rese agricole, viziati dai finanziamenti delle multinazionali dell’agrochimica, interessate a mantenere lo status quo per assicurarsi un mercato. Come illustra Daniele Porretta:

Oggi, il mercato mondiale dei pesticidi ammonta a circa 45 miliardi di dollari e sei compagnie (Monsanto, Syngenta, Bayer, DuPont, BASF e Dow) controllano il 75% dell’industria. Insieme ai fatturati delle multinazionali dell’agrochimica, i danni causati da parassiti e patogeni sono aumentati. Epidemie dagli effetti disastrosi continuano ad affliggere le coltivazioni, tanto nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.

Per queste industrie, prosegue Porretta

 i parassiti sono stati dei veri e propri bruchi dalle uova d’oro e i pesticidi hanno portato loro enormi profitti e potere. Oggi, quelle stesse industrie che promossero la lotta chimica, offrono una soluzione alle nuove sfide del terzo millennio: gli OGM.

Facile dunque intuire come dietro le mendaci promesse dell’industria degli OGM si nascondano ben altri intenti che sfamare l’umanità e generare benessere: come per i pesticidi, l’obiettivo è piuttosto ingrassare le casse delle industrie agrochimiche e monopolizzare il mercato delle sementi, senza mai sconfiggere definitivamente il bruco dalle uova d’oro. L’unico modo per aumentare le rese è coltivare nel rispetto dei cicli stagionali, della biodiversità, della salute pubblica, delle componenti del terreno e del territorio. Non c’è progresso senza sicurezza e sostenibilità ambientale, ma solo uno sporco e dissennato guadagno di pochi a scapito dell’incolumità collettiva e del futuro.

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