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Referendum per l’autonomia Lombardia e Veneto: quali conseguenze avrà?

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referendum per l'autonomia

Le giunte Maroni e Zaia ha annunciato ufficialmente la data per il Referendum per l’autonomia della Lombardia e Veneto. Il 22 ottobre oltre 10 milioni di cittadini lombardi e veneti saranno chiamati a votare sull’autonomia, vecchio cavallo di battaglia della Lega Nord. Ma cosa significa? Quali conseguenze ci saranno se vince il sì? La Lombardia e il Veneto avranno veramente la secessione dall’Italia come inneggiava Umberto Bossi già 30 anni fa? Andiamo a vedere più da vicino in cosa consiste il Referendum per l’autonomia.

Referendum per l’autonomia Lombardia e Veneto: cosa si vota

Il quesito al quale i cittadini lombardi dovranno rispondere il prossimo 22 ottobre sarà il seguente:

Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?

Quello veneto recita più o meno nello stesso modo. Cerchiamo di capirci qualcosa al di là del burocratese. Attualmente in Italia esistono 5 Regioni a Statuto Speciale. Si tratta di Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta e Friuli Venezia-Giulia. Quello che la giunta Maroni e la giunta Zaia vogliono ottenere è di far entrare la Lombardia e il Veneto nel novero delle Regioni a Statuto Speciale. Pur rischiando di semplificare un po’ il concetto, ciò che cambierebbe sarebbe che le tasse che pagano i lombardi e i veneti rimarrebbero per la gran parte nelle rispettive Regioni.

Mentre oggi infatti le Regioni a statuto ordinario versano buona parte delle proprie entrate allo Stato centrale che poi gliene restituisce una parte, quelle a Statuto Speciale trattengono la gran parte dei propri emolumenti (circa il 90%). In Sicilia addirittura l’autonomia è al 100%, cioè non un solo euro di tasse prodotte in Sicilia viene inviato allo Stato Centrale. Per la Lombardia si calcola un risparmio di circa 54 miliardi di euro l’anno; per il Veneto 18,2 miliardi.

Cosa cambia con lo Statuto Speciale

In seguito al Referendum per l’autonomia, la Lombardia e il Veneto non avrebbero soltanto più fondi a disposizione. Lo Statuto Speciale aumenta anche i poteri regionali. Aumentano anche le funzioni legislative e amministrative. Alcuni aspetti sui quali decide il Governo centrale passano di competenza alle Regioni come per esempio le decisioni sull’industria, sul welfare, sull’istruzione, turismo e ambiente.

È bene specificare che si tratta di referendum consultivi. Ciò significa che, anche se dovesse vincere il sì, l’autonomia non sarebbe immediata ma sarebbe soltanto l’indicazione della volontà del popolo. Per rendere le due Regioni autonome bisogna infatti avviare un iter parlamentare molto lungo per il quale potrebbero volerci anni. Niente secessione dunque, ma maggiore autonomia nello spendere i propri soldi. Con ovvie ripercussioni per il resto dell’Italia che si troverebbe a far fronte alle stesse spese di prima, ma con circa 70 miliardi di euro in meno. Si vota domenica 22 ottobre 2017 dalle ore 7:00 alle 23:00 e non è previsto un quorum.

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