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Politiche ambientali: Italia secondo Paese peggiore d’Europa

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politiche ambientali

Gli effetti dei cambiamenti climatici in Europa, e soprattutto in Italia, sono sempre più evidenti. Avevano dato un po’ di speranza gli accordi di Parigi che avrebbero dovuto portare a politiche ambientali piuttosto stringenti entro il 2030. Ma subito dopo la firma, la politica ha fatto ciò che le riesce meglio: non mantenere le promesse. Due organizzazioni indipendenti internazionali, Transport and Environment e Carbon Market Watch, hanno collaborato ad uno studio molto preciso. Hanno infatti analizzato le decisioni dei 27 Paesi europei sulle tematiche ambientali, e i risultati non sembrano essere molto positivi.

Ambiente e Europa: lo studio

L’Unione Europea al momento è l’unione politica più impegnata nella lotta ai cambiamenti climatici. L’impegno preso a Parigi si prefigge di mantenere il surriscaldamento del pianeta in un range accettabile tra 1,5 e 2 gradi Celsius in più rispetto al 1990. Per analizzare la bontà o meno delle politiche ambientali intraprese, i ricercatori sono partiti da 5 parametri:

  • Gli sforzi per imporre e far rispettare le regole anti-inquinamento;
  • Le politiche di riduzione delle emissioni di carbonio;
  • L’applicazione delle politiche europee sull’Emission Trading System;
  • Le politiche per raggiungere gli obiettivi prefissati;
  • Politiche sul lungo periodo compatibilmente con i trattati di Parigi.

Ogni nazione è stata libera di decidere quali politiche ambientali intraprendere. L’importante è il risultato finale, ovvero tenere sotto controllo i cambiamenti climatici. Chi ha fatto meglio e chi peggio?

La classifica dei Paesi europei con le migliori politiche ambientali

Secondo lo studio, fatto 100 il livello massimo di politiche ambientali, solo tre nazioni superano la metà del punteggio e si possono considerare “promosse”. La migliore è la Svezia che ha ottenuto 67 punti grazie al taglio delle emissioni e politiche che vanno nella direzione della diminuzione dell’inquinamento. Buone anche le decisioni in tema di Emission Trading System, le politiche di governance degli ultimi 5 anni e soprattutto le ambizioni nel taglio delle emissioni. Se gli accordi di Parigi chiedevano un taglio delle emissioni del 40% entro il 2030, la Svezia ha deciso di fare molto di più, impostando il limite a -73% entro il 2040.

Le altre due nazioni “promosse” sono Germania e Francia, rispettivamente con 54 e 53 punti. Discreti anche i risultati di Cipro, Regno Unito e Lussemburgo. E l’Italia? La valutazione sul nostro Paese è pessima: appena 9 punti su 100 e penultimo posto. Peggio di noi fa solo la Polonia (2/100) perché si è sempre schierata con i negazionisti e ha annunciato di non voler rinunciare all’utilizzo del carbone. Le critiche principali mosse al nostro Paese riguardano l’uso errato del suolo che non prevede politiche di protezione delle foreste; le emissioni inquinanti troppo elevate e la mancanza di sanzioni contro chi non rispetta le norme ambientali. Bassi anche i punteggi per quanto riguarda l’ETS e gli obiettivi a lungo termine. In altre parole il Governo italiano ha accettato i tagli alle emissioni sul breve periodo, ma non ha mai guardato oltre il 2030. Più in particolare le critiche maggiori riguardano il taglio retroattivo agli incentivi alle rinnovabili e le politiche favorevoli alle trivellazioni, specialmente off-shore.

Fonte: Transport and Environment
Foto: Freeimages

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