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Voluntary disclosure: quanto costa e come riportare in Italia capitali dall’estero

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voluntary disclosure

Con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 dicembre 2016 collegato alla Legge di Bilancio 2017, il Governo italiano ha indetto le nuove regole per la cosiddetta Voluntary disclosure. Dall’inglese “collaborazione volontaria”, si tratta dello strumento, in vigore già dal 2015, per riportare in Italia capitali che sono stati portati illecitamente all’estero. Lo strumento, a fronte del pagamento di una tassa minima, consente al contribuente di riportare in Italia capitali (compresi anche beni materiali) che erano stati sottratti al Fisco, regolarizzando la propria posizione. Chi aderisce alla Voluntary disclosure si mette al riparo da sanzioni future.

Quanto costa e come aderire alla Voluntary disclosure

Per aderire alla Voluntary disclosure bisogna presentare richiesta esclusivamente online, oppure attraverso i soggetti incaricati come avvocati o iscritti nel registro dei revisori contabili presenti nell’elenco contenuto nel DPR n. 322 del 1998. La domanda si trova sui siti autorizzati Entratel o Fisconline. Nel 2017 verrà reso disponibile un nuovo modulo che varrà fino al 31 luglio 2017 (per inviare la documentazione c’è tempo fino al 30 settembre); se quando si tenta di accedere alla sezione dedicata alla Voluntary disclosure non è ancora disponibile il nuovo modello, è possibile presentare domanda anche con i modelli degli anni precedenti.

Per potervi aderire bisogna inoltre disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata o, se ci si rivolge ad un professionista, deve averne uno almeno lui. A questa forma di “redenzione fiscale” possono aderire tutti i contribuenti italiani che hanno portato soldi all’estero illecitamente (cioè proventi che non sono stati tassati), anche se hanno ricevuto dall’Agenzia delle Entrate avvisi di accertamento o notifiche. Non possono essere ammessi invece coloro che hanno già aderito alla Voluntary disclosure negli anni scorsi.

Il costo dell’operazione varia in base alla quantità di denaro che si vuole far rientrare in Italia. Se la somma è piccola (non ci sono soglie prestabilite, sarà l’Agenzia delle Entrate a valutarne l’entità) si dovrà pagare una tassa di appena il 3%; la cifra potrà salire al 10% e fino ad un massimo del 35% per somme rilevanti. È possibile pagare la tassa della Voluntary disclosure in un’unica rata entro il 30 settembre 2017, oppure in 3 rate mensili da concordare.

Foto: Pixabay

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