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Difficoltà di udito? Il problema potrebbe non essere nelle orecchie

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difficoltà di udito

Può capitare ad un certo punto nella vita di avere problemi di udito. Quando non si riesce più a capire quello che gli altri ci dicono quando ci troviamo per esempio in una stanza affollata o c’è anche un minimo di rumore, è facile pensare che abbiamo un problema alle orecchie. Un recente studio americano ha invece notato che le orecchie potrebbero stare benissimo: il problema può essere nel cervello.

Le difficoltà di udito potrebbero avere un’origine cerebrale

Lo studio, realizzato dalla University of Maryland’s Institute for Systems Research, ha sottolineato che la perdita di udito può riguardare un cambiamento nei processi cognitivi del cervello. In particolare il processo con il quale vengono elaborati i suoni in presenza di altri rumori. I rumori, che quando si è giovani non influenzano l’ascolto, più avanti con l’età potrebbero ridurre la capacità di intendere le parole. E se la situazione si evolve, anche rumori moderati potrebbero inficiare l’ascolto.

Non si tratta di casi rari. Secondo i calcoli dei ricercatori una persona su tre tra i 65 e i 74 anni soffre di qualche grado di difficoltà di udito; una popolazione che cresce al 50% dopo i 75 anni.

Lo studio

Lo studio ha preso in considerazione un gruppo di giovani dai 18 ai 25 anni, e un gruppo di anziani dai 61 ai 73 anni, senza problemi di demenza e un udito all’apparenza normale. Sono stati sottoposti ad una serie di test, alcuni dei quali includevano l’ascolto in presenza di alcuni rumori. Contemporaneamente veniva effettuata una scansione di due aree cerebrali: il mesencefalo, area preposta alla elaborazione dei suoni, e la corteccia dove avviene la comprensione del linguaggio.

Ovviamente il gruppo dei giovani ha dato risultati migliori rispetto agli anziani in tutti i tipi di ascolto, e la risonanza ha spiegato il perché. I segnali del mesencefalo negli anziani sono più deboli rispetto ai più giovani, mentre le informazioni elaborate nella corteccia sono più lente. Per questo motivo il dottor Jonathan Simon, co-autore dello studio, conclude affermando che se gli anziani alle prime difficoltà di udito vanno subito ad acquistare apparecchi da applicare alle orecchie probabilmente sbagliano perché le loro orecchie funzionano benissimo e non risolveranno il problema. La soluzione, a suo parere, è sottoporli ad una terapia che permetta di “allenare” il loro cervello all’ascolto e alla comprensione delle parole. In teoria, secondo il dottor Simon, questo esercizio potrebbe bastare per migliorare le prestazioni uditive anche nella terza età.

Secondo il dottor Robert Frisina che non è stato coinvolto nello studio, questo approccio potrebbe un giorno portare anche alla realizzazione di farmaci che stimolino quelle aree cerebrali e che, associati alla terapia sopra esposta, possano migliorare le capacità uditive anche nelle persone più anziane. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Neurophysiology.

Fonte: Webmd
Foto: Freeimages
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