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Influenza: il vaccino fa bene o fa male? Parola all’esperto

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vaccino

Come ogni anno, con l’arrivo dei primi freddi, milioni di persone si pongono la stessa domanda: è il caso di vaccinarsi? Il vaccino contro l’influenza è probabilmente quello che ha scatenato la maggiore quantità di polemiche. Il mondo ormai si divide tra chi è favorevole e chi è contrario perché sostiene che gli effetti collaterali del vaccino antinfluenzale siano peggiori dell’influenza stessa.

Su una cosa certa concordano tutti gli esperti, medici e anche buona parte degli scettici: il vaccino antinfluenzale serve soprattutto dopo i 65 anni. È proprio il farmaco contenuto nella siringa a contenere agenti chimici che hanno maggior effetto sugli anziani. In questa fascia d’età infatti il fisico non risponde più in modo naturale all’infezione e pertanto, senza un “aiuto” esterno, rischia di soccombere. Ma per tutte le altre fasce d’età il vaccino fa bene o fa male? Riportiamo in sintesi l’intervista che il portale Webmd ha fatto al dottor Joseph Bresee, MD, capo del reparto influenza del CDC (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) negli USA.

Vaccino contro l’influenza salva milioni di vite ogni anno

Il dottor Bresee conferma la teoria sostenuta dalla gran parte del mondo scientifico, ovvero che ammesso che qualche decesso si possa attribuire all’inoculazione del vaccino contro l’influenza (e non ci sono prove), questi casi sono infinitamente meno dei casi di persone che sono morte direttamente a causa dell’influenza stessa. Mediamente, dicono i dati ufficiali, negli Stati Uniti muoiono ogni anno 3000 persone a causa del contagio. Nonostante questi numeri così spaventosi, la gente continua a non vaccinarsi, secondo l’esperto, perché commette il classico errore di pensare “perché proprio a me?”. Molti pensano di non averne bisogno, altri che l’influenza dopotutto non è poi così dura da sconfiggere, altri ancora che il vaccino non serva a nulla oppure comporti effetti collaterali nocivi. In realtà i vaccini moderni sono sicuri, il massimo dell’effetto collaterale che possono provocare è il dolore al braccio dovuto alla puntura, ma di certo non provocano effetti gravi.

In risposta a chi pensa che il vaccino contro l’influenza non abbia effetto, il medico afferma che nell’ultimo anno (sempre considerando gli USA), il tasso di successo del vaccino è stato tra il 47 e il 50%. In alcuni anni si arriva a sfiorare anche il 65%. Ciò significa che effettuare il vaccino non ci mette sicuramente al riparo dall’influenza, ma dimezza le possibilità di farci ammalare.

Il dottor Bresee raccomanda di vaccinarsi prima che il virus dell’influenza cominci a circolare, quindi tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Siccome però vaccinarsi è importante per limitare la circolazione del virus influenzale, è bene sottoporsi all’iniezione anche ad ottobre, novembre o dicembre. Non è mai troppo tardi. È bene ricordarsi infatti che anche in primavera è possibile contrarre l’influenza, quindi meglio non pensare che ormai è troppo tardi. Il medico conclude l’intervista con questo monito che potrebbe essere utile per molti scettici, o anche per i semplici indecisi:

Ogni anno, un sacco di gente muore (a causa dell’influenza, ndr). La maggior parte sono anziani, il cui sistema immunitario non funziona bene. [Tuttavia] ogni anno vediamo morti nei giovani, persone sane, anche tra i bambini. La maggior parte starà male per diversi giorni, non andrà al lavoro, e si sentirà meglio. Ma alcuni non lo faranno. L’influenza non è un raffreddore. È una malattia grave nel migliore dei casi e può essere fatale nel peggiore.

Fonte: Webmd
Foto: Pixabay
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