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Mal di sushi: sintomi e cura della sindrome sgombroide

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mal di sushi

Il nome scientifico è difficile da ricordare, sindrome sgombroide. Per questo ormai in tutta Italia è diventata famosa come mal di sushi. Stiamo parlando di una condizione medica nella quale si ritrovano sempre più persone, in particolare nell’area di Milano negli ultimi tempi, dopo aver mangiato la prelibata pietanza giapponese. Va subito specificato che il mal di sushi non è una malattia né mette in pericolo la vita (almeno nella stragrande maggioranza dei casi), ma certamente non è piacevole subirne le conseguenze. Vediamo tutto ciò che c’è da sapere sulla sindrome sgombroide.

I sintomi del mal di sushi

I sintomi che si manifestano in seguito al mal di sushi sono nausea, rossore in particolare su viso e collo, bruciore orale e mal di testa. In un secondo momento possono derivare anche diarrea, ipotensione, ipertensione e tachicardia. Per questo motivo in molti casi viene confuso con una semplice indigestione o con una reazione allergica. Nei casi gravi ci può essere gonfiore della glottide e, raramente, questo edema può portare al soffocamento. I primi sintomi compaiono nell’arco di pochi minuti fino alle due ore dopo aver consumato il pasto e possono durare anche fino a due giorni.

Diagnosi e cura della sindrome sgombroide

La sindrome sgombroide viene a causa della consumazione di pesce conservato male o non cotto nella maniera corretta. È stato soprannominato mal di sushi proprio perché i sintomi sopra descritti hanno fatto registrare un’impennata negli ultimi tempi a causa del proliferare dei ristoranti giapponesi All You Can Eat nei quali a volte, per mantenere i costi bassi, non sono state prese tutte le precauzioni del caso. Il sushi è infatti pesce crudo e se non viene trattato nella maniera corretta può comportare la comparsa della condizione. In particolare è la presenza dell’istamina in alcuni pesci a causare la condizione, un batterio che si può eliminare con la cottura, la marinazione, il surgelamento e l’affumicamento e che normalmente il corpo umano tollera in quantità moderate. Per accertarsi che si tratta di sindrome sgombroide e non di indigestione, il medico effettua l’analisi in laboratorio del cibo contaminato.

Per prevenire il mal di sushi basterebbe surgelare il pesce, mantenerlo a temperature molto basse e assicurare una corretta igiene in cucina. Per curarla invece basta riposo e infusione di liquidi. In caso di reazione allergica bisogna assumere degli antistaminici. L’intervento al pronto soccorso dovrebbe far tornare la situazione alla normalità nel giro di poche ore.

Foto: Pixabay

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