Home / Ambiente / Green News / TISA: perché anche l’erede del TTIP fa paura

TISA: perché anche l’erede del TTIP fa paura

Se ti piace condividi!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

tisa

I cittadini dell’Unione Europea non hanno fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo per gli annunci che davano per morto il TTIP che subito devono affrontare un altro possibile accordo dello stesso livello: il TISA. TISA è l’acronimo di Trade in Service Agreement, o in italiano Accordo sullo scambio di servizi. Si tratta di un trattato simile al TTIP ma con due differenze: anziché trattare di prodotti alimentari riguarda i servizi, e anziché riguardare solo Nord America e Unione Europea è aperto anche ad alcuni Paesi asiatici, del Centro America e dell’Oceania per un totale di circa 2 miliardi di persone e il 70% degli scambi commerciali mondiali.

In cosa consiste il TISA

Il TISA è un accordo che permetterà di avere una liberalizzazione “selvaggia”, cioè senza più regole, nei campi dei servizi energetici, ambientali, sanitari, finanziari, telecomunicazioni, marittimi, commercio elettronico e della concessione delle licenze. Il motivo per il quale sin dal 2013 l’UE spinge per questo accordo è dovuto al fatto che l’Europa è la più grande fornitrice di servizi al mondo, pertanto con un accordo simile potrebbe espandere il suo raggio d’azione a nuovi mercati grazie all’abolizione delle barriere. Ma allora perché sono già cominciate le proteste da parte delle associazioni ambientaliste e non solo?

I timori sono, come per il TTIP, che l’assenza di regole comporti un abbassamento della qualità dei servizi, riduzione delle risorse per i lavoratori a alcune violazioni in ambito ambientale e di privacy. Per esempio di recente Greenpeace ha effettuato diverse manifestazioni di contrarietà al TISA in quanto, a suo dire, se entrasse in vigore, la competizione di mercato metterebbe sullo stesso piano i combustibili fossili con le energie rinnovabili. Si sa che le rinnovabili, per potersi sviluppare, hanno bisogno di una certa tutela a livello politico. Con la completa liberalizzazione gli USA continuerebbero a spingere sul petrolio e altri fossili inquinanti, con ripercussioni sui mercati mondiali che farebbero un enorme passo indietro per quanto riguarda gli obiettivi ambientali.

Altri timori riguardano la violazione della privacy dato che sempre gli americani vorrebbero controllare tutto ciò che accade online. Oggi lo possono fare solo nella loro nazione, allargando l’accordo ad una platea così vasta avrebbero accesso ad una mole di dati immensa che potrebbe favorire le multinazionali. Infine si teme per i servizi sanitari in quanto una liberalizzazione globale favorirebbe la sanità privata, toglierebbe risorse a quella pubblica che rischierebbe di sparire, lasciando milioni di persone senza coperture mediche.

Il fatto, infine, che nessun documento sia mai uscito dai 18 incontri che ci sono stati finora a Ginevra ma che anzi, è stato deciso di secretare qualsiasi documento per 5 anni dalla sua realizzazione non fa altro che far aumentare i sospetti di una popolazione spaventata.

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.