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Alzheimer anziani: sintomi iniziali, decorso e fasi finali

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Alzheimer anziani sintomi iniziali decorso fasi finali

Riconoscere i sintomi iniziali dell’Alzheimer non è facile perché questa forma di demenza in una prima fase ha tratti in comune con il normale processo di invecchiamento. Gli anziani tendono ad avere una memoria più labile, a inserire con difficoltà gli episodi nella loro giusta collocazione temporale e a dimenticare appuntamenti e nomi. Con l’avanzare dell’età soprattutto in assenza di stimoli a sufficienza, a causa di una vita abitudinaria e di interazioni sociali poco soddisfacenti le capacità cognitive perdono colpi. Dal momento che avere disturbi di memoria è comune nella terza età non sempre riconoscere i sintomi dell’Alzheimer è un’impresa facile per familiari, partner e amici.

Secondo le stime dopo i 65 anni un anziano su 8 sviluppa il morbo di Alzheimer. Tra i campanelli d’allarme di questa forma devastante di demenza figurano disturbi alla memoria a breve termine. Nelle prime fasi della malattia la memoria a lungo termine non è infatti intaccata mentre i ricordi più recenti si fanno confusi. L’anziano si dimentica delle conversazioni che ha sostenuto, oppure può ripetere domande per cui ha già ottenuto una risposta.

L’Alzheimer nelle prime fasi incide anche sulla capacità di esprimersi correttamente. L’anziano può fare fatica a ricordare anche parole comuni del lessico quotidiano.

L’Alzheimer può provocare anche uno stato confusionale e cambiamenti del comportamento. L’anziano può perdersi anche in luoghi familiari, avere sbalzi d’umore, curare poco la propria igiene, commettere dei lapsus nei giudizi. Se una persona prima sempre curata inizia a trascurarsi e a diventare sciatta è bene non sottovalutare questo segnale.

Alzheimer: l’importanza di una diagnosi precoce

Anche se è difficile accettare che un proprio caro sia malato di Alzheimer bisogna trovare la forza e il coraggio di rivolgersi a uno specialista. Questi sintomi potrebbero indicare anche altre patologie curabili, come squilibri alla tiroide. Se invece il medico dovesse diagnosticare l’Alzheimer intervenire tempestivamente con le terapie appropriate nelle fasi iniziali della demenza garantisce risultati migliori per rallentare il decorso della patologia e migliorare la qualità della vita del paziente.

A oggi non esistono test per l’Alzheimer. Il medico effettuerà la diagnosi in base ai cambiamenti di comportamento e fisici riportati dal paziente e dai suoi familiari. Il medico potrebbe avvalersi di test che misurano la lucidità mentale dell’anziano, le abilità cognitive e la memoria a breve termine.

Il medico potrebbe anche prescrivere esami neurologici e radiografie cerebrali per individuare altri tipi di problemi come tumori o ictus. Anche l’Alzheimer lascia tracce sul cervello. Le celle nervose muoiono e si assiste a una perdita dei tessuti. Quando la malattia progredisce il tessuto cerebrale si riduce e l’area che contiene il fluido cerebrospinale si espande. Questi danni incidono negativamente sulle capacità di memorizzazione, sulle abilità espressive e sulle capacità di comprensione.

Il decorso della demenza varia da paziente a paziente

L’Alzheimer non ha lo stesso decorso in ogni paziente. A volte i sintomi iniziali peggiorano rapidamente, portando a una perdita della memoria grave e a uno stato confusionale perenne nel giro di pochi anni. In altri pazienti i cambiamenti sono graduali e possono volerci anche 20 anni prima che l’Alzheimer comprometta le abilità intellettive. La maggior parte dei pazienti dopo la diagnosi vive dai 3 ai 9 anni.

Il caregiver: una figura essenziale

Dal momento che l’Alzheimer compromette la concentrazione i malati necessitano di una continua assistenza per svolgere le azioni della vita quotidiana: dal cucinare al prendere le medicine al lavarsi. Il ruolo del caregiver è fondamentale. Si tratta di una persona che assiste l’anziano in ogni momento della giornata: dall’igiene all’alimentazione. Chi assiste un malato di Alzheimer deve coinvolgerlo per quanto possibile nella cura di se stesso, ad esempio scrivendo etichette sugli oggetti per ricordargliene la funzione o facendosi aiutare in compiti semplici per stimolarlo.

Con il tempo gli anziani fanno fatica a ricordare i nomi delle persone o usano impropriamente alcuni oggetti, ad esempio la forchetta per pettinarsi. Altre conseguenze della malattia nelle sue fasi avanzate sono l’incontinenza, problemi di equilibrio e perdita delle capacità di linguaggio. La perdita di memoria e delle capacità di reazione può causare incapacità di guidare in sicurezza.

L’esercizio fisico può contenere i danni, aiutando a mantenere la forza muscolare e la coordinazione, combattendo l’ansia e migliorando l’umore. Le attività ripetitive come il giardinaggio, camminare e fare la lavatrice solitamente hanno un effetto calmante sui malati.

Al momento non ci sono cure definitive per l’Alzheimer perché i danni cerebrali purtroppo sono irreversibili. La dieta mediterranea e l’esercizio fisico regolare sembrano avere un effetto protettivo. Alcuni trattamenti ne rallentano il decorso, tanto più efficaci se somministrati nelle fasi precoci della malattia.

 

In una prima fase della malattia quando l’anziano è cosciente di cosa gli sta accadendo potrebbe andare incontro a depressione. In fasi più avanzate il rischio invece è che diventi paranoico e aggressivo. Rivolgetevi al medico per farvi prescrivere dei farmaci appropriati.

I malati sono attivi soprattutto dopo il tramonto, è bene tirare le tende dopo che il sole è tramontato, non somministrare caffeina all’anziano e distrarlo con le sue attività preferite nelle ore serali. Se l’anziano non vi riconosce non vi scoraggiate, mettetegli davanti la vostra foto con il nome scritto sotto e per lui sarà più facile associare il vostro volto a quello di una persona cara.

Anche il caregiver può andare incontro a stress, ansia, mal di testa, insonnia e difficoltà di concentrazione. Cercate di prendervi sempre delle pause, continuate a frequentare gli amici e chiedete aiuto ad altri caregiver nella stessa situazione per non sentirvi soli. Se in casa ci sono bambini spiegategli con sincerità cosa sta accadendo e spingeteli a ricordare i momenti belli vissuti con l’anziano.

Prima che la malattia si aggravi è bene recarsi da un legale per far firmare al paziente le sue volontà sul fine vita e fargli nominare una persona di fiducia che prende le decisioni importanti al suo posto. Se non avete la possibilità di assistere l’anziano rivolgetevi ai centri di assistenza specializzati o assumete un badante qualificato. Quando il paziente non riesce più a camminare e il suo organismo fa fatica persino a sudare è arrivato il momento di affidarlo a un istituto specializzato che lo aiuterà a vivere senza soffrire le ultime fasi della sua vita.

Fonte: WebMd
Foto: Pixabay

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