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Ttip: cosa succede in Europa se entra in vigore

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conseguenze ttip

In questi giorni ritorna alla ribalta l’ormai famoso Ttip, il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti di cui già ci eravamo occupati qualche mese fa. Ormai siamo vicini al giorno in cui gli organi europei saranno chiamati a decidere se firmarlo o meno, e non a caso proprio in questi giorni vengono rilasciati report a dir poco preoccupanti. Il prossimo 13 maggio infatti dovrebbe esserci la storica firma, una firma che associazioni del settore, ambientaliste e di semplici cittadini tentano in tutti i modi di evitare, organizzando anche una manifestazione per il 7 maggio.

Che cos’è il Ttip

Detto in sintesi, il Ttip non è altro che un accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti per abbattere i costi doganali e tutti i tipi di barriere per l’import-export di prodotti alimentari e farmaceutici. Ovviamente non è tutto così semplice. Le associazioni europee si oppongono fortemente a questo accordo perché nell’UE vigono regole molto stringenti, basate su quello che viene chiamato Principio di Precauzione. In pratica nel Vecchio Continente per produrre beni alimentari bisogna seguire tutta una serie di regole che includono il divieto di usare ormoni e altre sostanze nocive per l’uomo, che invece in America non esistono. Se il Ttip dovesse essere firmato, l’Europa verrebbe inondata di prodotti americani a basso prezzo, ma di qualità molto più scadente rispetto a quella europea, con una serie di conseguenze tremende.

Il principio alla base del Ttip è ben spiegato da Giulio Sapelli sul Messaggero:

[…] il Ttip, se applicato, produrrebbe una deregolamentazione e una declassificazione di quei principi di prudenza che, giusti o sbagliati che siano, l’Unione Europea ha costruito in anni di lavoro, sino a giungere a talune proibizioni nei confronti degli stessi Ogm che, invece, negli Usa e nelle nazioni che hanno firmato la Transpacific Partnership sono ampiamente utilizzati. Gli europei si sforzano di allevare e produrre, per esempio, polli in batteria e ne tracciano sino ai supermercati tutte le tappe dal prato al forno con l’obiettivo di cibarsi di carne ottima. Negli Usa si disinfetta il pollo prima di impacchettarlo nella plastica per il supermercato, così da venderlo al prezzo meno elevato per consumatori sempre più poveri e obesi.

Le conseguenze del Ttip sull’Europa

Le conseguenze peggiori del Ttip le pagherebbero le centinaia di migliaia di lavoratori nel settore alimentare europeo. Fairwatch Italia per esempio spiega che gli USA guadagnerebbero dalle nuove esportazioni circa 4 miliardi di euro mentre l’Europa quasi nulla, ma anzi, si calcola una riduzione del PIL di circa lo 0,8%. Ciò significa perdita di posti di lavoro nei settori agricolo e allevamento, mentre negli USA il numero degli impiegati potrebbe salire dell’1,9%. Gli allevamenti di manzo europei, i quali seguono regole molto ferree per garantire altissima qualità, hanno costi, e quindi prezzi, di molto superiori a quelli americani. Con l’entrata in vigore del Ttip si calcola che il crollo dei prezzi potrebbe addirittura far chiudere moltissimi allevamenti europei. Nel settore del pollame si rischia un abbassamento degli standard qualitativi, mentre in quello dei suini si autorizzerebbe l’utilizzo di ractopamina, un ormone utilizzato in quasi l’80% dei suini americani ma che è vietato in Europa perché considerato pericoloso per il sistema endocrino umano. A rischio sarebbero anche i prodotti DOP (41 italiani e circa 200 in tutta Europa).

Ci sarebbero inoltre disparità anche dal punto di vista organizzativo e lavorativo. Per esempio il trattato, almeno allo stato attuale, obbliga un’impresa che vuole ottenere un appalto negli USA ad impiegare almeno il 50% di materiali e lavoratori di origine nordamericana; dall’altra parte però non sarà richiesto lo stesso in Europa.

E infine ci sono gli allarmi segnalati da Greenpeace negli ultimi giorni, ovvero:

  • Sparizione del General Agreement on Tariffs and Trade, ovvero un sistema di tutele che garantisce la salute umana, animale e vegetale;
  • Le lobby industriali e multinazionali avranno più potere dei governi nazionali;
  • I trattati di Parigi sul controllo delle emissioni non vengono nemmeno presi in considerazione;
  • Abolizione del principio di precauzione.

Per fortuna i primi effetti si stanno già avendo, ovvero il presidente francese Hollande ha dichiarato che non firmerà un accordo se saranno queste le basi. Vedremo se anche altri lo seguiranno o se lo convinceranno a cambiare idea.

Foto: Pixabay

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