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Parassiti nelle colture, adesso è allarme in Italia

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parassiti

L’allarme dovuto alla Xylella che si è diffuso da circa un anno a questa parte potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno che nei prossimi anni interesserà seriamente l’Italia (e l’Europa). Il riscaldamento globale ha infatti comportato, tra le varie conseguenze, anche ad una sorta di “emigrazione” di decine di specie di parassiti che fino a qualche anno fa erano confinate nei Paesi tropicali ma che adesso hanno attraversato il Mediterraneo e raggiunto le nostre coste.

Xylella e le sue compagne: i nuovi parassiti italiani

Il fenomeno più conosciuto è quello della Xylella che ha causato milioni di euro di danni alla colture pugliesi. Ma non saranno soltanto gli olivi a risentirne. Secondo un recente studio realizzato presso l’Università di Torino, a breve potremmo conoscere un nuovo parassita: il Peronospora belbahri. Questo fungo infatti è pericolosissimo per una delle piante caratteristiche dell’Italia, il basilico, tanto che i ricercatori lo definiscono “devastante”.

Ci sarebbero però altri funghi Peronospora come quello della vite, quelli del terreno, e poi ci sono le ruggini del grano. Secondo gli ultimi test sarebbero almeno 21 le colture in tutta Europa a rischio a causa di 63 nuovi patogeni, tra le quali compaiono le colonne portanti dell’economia italiana: vite, olivi, pomodori, arance, lattuga e girasole. E potenzialmente a rischio ci sarebbero anche il riso e persino le piante ornamentali.

I cambiamenti climatici per l’Italia avranno un impatto negativo: le minacce biologiche saranno più frequenti e più probabili

ha affermato Maria Ludovica Gullino, direttrice di Agroinnova, che ha condotto lo studio. Ma come si fa a fermare questa invasione? Secondo i ricercatori sicuramente un peso ce l’ha il riscaldamento globale, ed è lì che bisognerebbe cominciare ad agire. Secondo la dottoressa Gullino però ci sarebbe anche un’altra strada, ovvero il miglioramento genetico dei semi. Anche se può assomigliare ad una coltura transgenica tanto combattuta in Europa, la direttrice di Agroinnova specifica che non significa creare OGM, ma soltanto realizzare dei semi più resistenti a questi parassiti.

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