Home / Ambiente / Clima / Cambiamenti climatici in Italia: l’aggiornamento Ispra 2015

Cambiamenti climatici in Italia: l’aggiornamento Ispra 2015

Se ti piace condividi!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

cambiamenti climatici in italia

L’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha recentemente pubblicato due studi, liberamente consultabili sul suo sito, sulla situazione dei cambiamenti climatici in Italia. Su uno fa il punto della situazione aggiornato ai dati completi del 2014, sull’altro traccia gli scenari possibili per il 2100. In questa sede proviamo a concentrarci su quest’ultimo cercando di capire come può cambiare la situazione climatica in Italia entro la fine del secolo.

Cambiamenti climatici in Italia tra bombe d’acqua e temperature record

Analizzando la situazione attuale della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera e delle emissioni mondiali, l’Ispra ha potuto stabilire che i cambiamenti climatici in Italia entro la fine del secolo porteranno, nell’ipotesi più ottimistica, ad aumentare le temperature di 1,7 gradi in media; nella peggiore è possibile arrivare persino a 5,7°. Ricordiamo che, secondo gli esperti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il cosiddetto “punto di non ritorno” sono i 2 gradi di aumento medio. Superando quella soglia gli scienziati prevedono che i cambiamenti climatici in Italia e non solo potranno diventare ingestibili con innalzamento del livello dei mari, uragani e trombe d’aria sempre più potenti, siccità e incendi. È evidente che più sale la temperatura media e peggiori saranno le conseguenze. Il problema è che, stando agli scenari tracciati dall’Ispra, nella migliore delle ipotesi arriveremo a sfiorare il punto di non ritorno.

L’Ispra traccia tre scenari: quello ottimistico che va da un minimo di 1,7 gradi ad un massimo di 5,1 di innalzamento della temperatura media; uno pessimistico che va da 1,9 a 5,7 gradi, e poi c’è quello più realistico che va da un minimo di 1,8 ad un massimo di 5,4. L’incremento delle temperature riguarderà tutto lo Stivale, anche se potranno esserci delle differenze geografiche. Entro la metà del secolo il modello ritenuto più probabile parla di un incremento delle temperature medie di 1,7-2° nel Nord Italia, mentre l’aumento sarà “solo” di 1,2-1,5 gradi al Sud. Tutti i modelli presi in considerazione però concordano su un aspetto: l’incremento sarà progressivo nel tempo, in altre parole non si potrà fermare ma aumenterà sempre più. Considerando tutti i modelli calcolati, entro il 2050 dovremmo avere una temperatura media nazionale incrementata di 1,3° (con picchi in estate di 1,7 gradi); entro il 2070 l’incremento dovrebbe raggiungere 1,9 gradi, entro il 2090 arriveremo a 2,3 gradi con un picco di 3 gradi in estate.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici in Italia

Quali conseguenze concrete può portare tale incremento delle temperature? Secondo l’Ispra aumenteranno le cosiddette notti tropicali, ovvero il numero di notti con temperature sopra i 20 gradi che aumenteranno da un minimo di 14 in più rispetto alla media odierna fino addirittura a 59 (lo scenario più realistico parla di 24 notti in più) con valori più elevati sulle zone costiere e nella Pianura Padana; al contrario caleranno drasticamente le notti nelle quali le temperature medie nazionali scenderanno sotto gli zero gradi. Considerando tutti gli scenari si parla di un minimo di 30 giorni fino ad un massimo di 55 giorni in meno.

La conseguenza di tutto ciò saranno le ondate di calore in aumento mediamente dai 40 ai 60 giorni l’anno, con le notti che saranno più calde dal 25,2 al 43,6% e i giorni più caldi fino al 42%. Molto dura sarà la vita per chi, come il comparto agricolo, sopravvive grazie alle precipitazioni. Tre modelli su quattro infatti parlano di una riduzione della quantità delle precipitazioni in Italia da un minimo di 6 mm l’anno ad un massimo di ben 75. Il problema reale è la distribuzione delle piogge. Non avverranno infatti in maniera omogenea ma si intensificheranno i fenomeni delle bombe d’acqua che già oggi stiamo sperimentando. Il fenomeno è così spiegato dall’Ispra:

Le proiezioni di alcuni indici rappresentativi della frequenza, dell’intensità e degli estremi di precipitazione indicano una futura, progressiva concentrazione delle precipitazioni in eventi più intensi e meno frequenti.

Tutto ciò comporterà anche periodi di siccità prolungati, e sarà piuttosto frequente vedere periodi anche fino a 35 giorni consecutivi senza che cada nemmeno una goccia di pioggia. In questo caso sarà il Sud a patire la maggiore siccità.

Fonte e foto: Ispra

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.