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Estinzione dell’uomo possibile? Sì, secondo gli scienziati

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estinzione dell'uomo

L’uomo potrebbe estinguersi. Abbiamo sentito più volte questa frase e, quando non proveniva da qualche film di fantascienza, chi la pronunciava veniva sempre tacciato di catastrofismo e non preso sul serio. Probabilmente lo stesso destino sembrava scritto anche questa volta se non fosse che a condividere la teoria dell’estinzione dell’uomo sarebbero tre tra le più importanti università mondiali: Stanford, Berkeley e Princeton. A confermare la serietà della tesi è che i tre colossi della ricerca hanno pubblicato il loro articolo sulla più autorevole rivista scientifica mondiale: Science. Ma com’è possibile?

L’uomo si sta auto-estinguendo

Ciclicamente nella storia della Terra avvengono alcune estinzioni di massa causate da fattori ambientali. Finora ne sono state calcolate almeno 5, delle quali l’ultima, avvenuta circa 66 milioni di anni fa, riguardò la specie estinta più famosa in assoluto, quella dei dinosauri. Solo che stavolta potrebbe capitare a noi. Certamente non dall’oggi al domani, ma gradualmente sì.

[Lo studio] dimostra senza alcun dubbio significativo che stiamo entrando nella sesta grande estinzione di massa

ha affermato Paul Ehrlich, docente di Studi biologici sulla popolazione e membro senior presso l’Istituto Stanford Woods per l’Ambiente. Secondo Ehrlich, pur effettuando calcoli prudenziali, è possibile notare come il tasso di scomparsa delle specie che si sta registrando negli ultimi secoli sia di circa 100 volte superiore al normale. Si parla di estinzione di massa perché non si estingue una sola specie, ma tante contemporaneamente. Nello studio infatti si stima che siano a rischio il 41% degli anfibi e il 26% dei mammiferi, tra i quali proprio l’uomo, secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Utilizzando reperti fossili e calcolando gli intervalli delle estinzioni, i ricercatori hanno notato che si sono estinte ben 396 razze di vertebrati solo nell’ultimo secolo. Si parla anche di grandi vertebrati come il leopardo di Formosa o l’orso Atlas, e tanti altri rischiano l’estinzione avendo tassi di perdita della popolazione fino all’80%, basti pensare ai rinoceronti, alle giraffe o alle tigri. Fino a prima della Rivoluzione Industriale, le specie perse erano relativamente poche, una cinquantina tra 1500 e il 1600, solo 22 nei cento anni successivi, una sessantina invece nel secolo precedente al boom industriale. Poi il picco: 144 specie estinte tra l’800 e il ‘900, quasi 400 nel secolo scorso. Di questo passo i rischi anche per la specie umana saranno altissimi.

Se nelle ere passate la “colpa” era dei cicli della Terra, come per esempio le glaciazioni, o fattori esterni come il probabile meteorite che fece estinguere i dinosauri, questa volta la colpa è attribuibile completamente all’uomo. Inquinamento, deforestazione e l’introduzione di specie invasive sono le due principali cause che stanno uccidendo milioni di animali in tutto il mondo. L’effetto più diretto che si avrà sull’uomo, come spiega il professor Ehrlich, deriva dall’estinzione di massa delle api, “uccise” in parte dalla deforestazione e in parte dall’utilizzo dei pesticidi. Senza l’effetto benefico dell’impollinazione infatti, le conseguenze sull’agricoltura, e quindi sulla sopravvivenza umana, saranno catastrofiche. La metafora perfetta del professor Ehrlich è:

Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti.

Ma quanto durerà questo processo, e soprattutto in quanto tempo si estinguerà l’uomo? Difficile essere precisi, ma secondo i ricercatori i primi effetti seri della perdita dei benefici dell’impollinazione dovrebbero sentirsi entro tre generazioni. Siamo ancora in tempo per fermare questo declino, il modo per farlo è salvaguardare le specie che oggi rischiano l’estinzione, fermare la perdita di habitat e ridurre l’inquinamento che comporta i cambiamenti climatici. Vedremo se anche questo appello resterà inascoltato.

Fonte: Università di Stanford
Foto: Photl

2 commenti

  1. prima ci estinguiamo e meglio è…
    siamo così presuntuosi da non definirci neanche animali. ma siamo il più stupido degli animali.
    abbiamo scritto “non sopravvive il più forte, ma quello che che più si adatta alla’ambiente in cui vive”. Poi abbiamo applicato questo concetto trasformando l’ambiente che ci circonda come più ci piace, con la presunzione di fare meglio rispetto a processi naturali maturati in milioni di anni. Già!! ma noi siamo la specie superiore, noi pensiamo ed abbiamo il corpo per mettere in pratica i nostri pensieri, peccato che il mondo di cui facciamo parte ha le sue regole e l’duomo non dovrebbe fare eccezione. detto ciò, personalmente salverei solo quelle popolazioni che stanno mantenendo il rispetto delle regole di madre natura, il resto secondo me non ha futuro.

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