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Accordo di Lima sull’ambiente: dentro anche Cina e India

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accordo di lima

Un accordo per trovare un accordo. Si può riassumere con queste poche parole il risultato del summit che si è tenuto la scorsa settimana a Lima, capitale del Perù, e che è stato talmente teso da portare a rinviare le conclusioni finali per ben tre volte, oltre la scadenza prestabilita, fino a questa mattina quando, poche ore fa, i rappresentanti dei 195 Stati hanno accettato la proposta di collaborazione. Quello firmato oggi passerà alla storia come Accordo di Lima, ma in realtà gli ambientalisti rimarranno delusi. Nonostante la parola “accordo” piaccia a tanti, si poteva fare molto di più.

In sostanza l’unico vero risultato raggiunto nell’accordo di Lima è l’impegno da parte di due dei Paesi recalcitranti, ovvero Cina e India, a sottoscrivere dei provvedimenti per tagliare l’inquinamento entro i propri confini e così cercare di evitare, in concerto con gli altri Paesi del mondo, il fenomeno del riscaldamento globale. O almeno tentare di controllarlo. Secondo gli scienziati che hanno aperto il summit peruviano infatti, senza un accordo si correva il rischio di vedere aumentare le temperature medie globali entro la fine del secolo di 3,6 gradi, un incremento altissimo che avrebbe portato conseguenze tremende (siccità, incendi, innalzamento delle acque con perdita di atolli e danni alle città costiere). In questo modo invece si spera si possa mantenere il riscaldamento entro i 2 gradi. Questa soglia non ci eviterà alcuni disastri ambientali, ma almeno saranno mitigati.

Purtroppo però numeri certi non ci sono. Sarebbe impossibile che i Paesi in via di sviluppo come Cina e India (ma non solo loro) prendessero provvedimenti radicali come l’Europa, per esempio puntare al 40% di energia rinnovabile o tagliare le emissioni del 20 o del 30 per cento. Per questo motivo nel testo finale ogni Paese si è impegnato autonomamente ad intraprendere politiche interne per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Ognuno pubblicherà sul sito delle Nazioni Unite le proprie contromisure per combattere il riscaldamento globale, ma niente numeri per ora, per la rabbia delle associazioni ambientaliste. È sicuramente un passo in avanti che fa ben sperare in vista del meeting di Parigi del 2015, ma forse è ancora un passo molto piccolo.

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