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Il fracking provoca i terremoti, la prova arriva dagli Usa

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fracking e terremoti

Il sospetto che il fracking provoca i terremoti gli scienziati ce l’hanno sempre avuto, ma adesso arriva la prova scientifica. A fornirla è stata Katie Keranen della Cornell University, in Oklahoma, che ha dimostrato in un articolo recentemente pubblicato su Science che appena 4 impianti di fracking sono stati in grado, in cinque anni, di provocare un centinaio di terremoti tra piccoli e grandi.

Ma per capire meglio di cosa si tratta, facciamo un passo indietro. Cos’è il fracking? Questa parola che è sconosciuta a chi non si occupa di energia e ambiente significa letteralmente “fratturazione idraulica” ed è un metodo usato principalmente negli Stati Uniti ed in parte anche in Gran Bretagna per ottenere gas dal sottosuolo. È basato su impianti non molto grandi e nemmeno costosi (per questo si è diffuso tanto rapidamente) che di fatto spaccano le rocce a chilometri sotto il suolo con fortissimi getti di aria e liquidi, liberando del gas, che viene così definito gas scisto o gas di scisto. Questo gas è come il metano o gli altri gas che utilizziamo per il riscaldamento, ma ha costi di estrazione ben al di sotto della media. Fino ad oggi.

Il problema del fracking è duplice. Il primo è ambientale in quanto emette grandi quantità di CO2 perché l’attività estrattiva è un’operazione energivora, cioè per produrlo si spreca tantissima energia, e poi c’è la scoperta di oggi secondo la quale queste spaccature sotterranee provocherebbero dei terremoti. La dottoressa Keranen ha infatti dimostrato che non è solo la spaccatura del fracking a provocare i terremoti ma anche il fatto che l’acqua di scarto che viene prodotta finisce nelle lesioni del terreno, e ciò aumenterebbe l’attività sismica in quanto arriverebbe a toccare le linee di faglia già attive che si muoverebbero più in fretta anche a chilometri di distanza.

La dimostrazione che siano le operazioni di fracking a provocare i terremoti e non che il sisma fosse naturale sta nel fatto che questi quattro impianti sono stati costruiti in una zona, quella dell’Oklahoma, che negli ultimi 30 anni non aveva mai registrato nemmeno una scossa. Nel 2008 sono iniziate le attività, ed i sismologi hanno registrato, tra il 2008 ed il 2013, ben 44 terremoti di dimensioni medie o piccole ogni anno.

Lo studio conferma anche la seconda “paura” degli scienziati, ovvero che questi microterremoti potessero poi essere forieri dei grandi terremoti. La scossa che viene provocata dall’impianto infatti si ripercuote a chilometri e chilometri di distanza, con il rischio di creare terremoti in zone anche lontane dall’impianto stesso. In conclusione lo studio afferma che il fracking attiverebbe le faglie sismiche in zone dove normalmente sono inattive, ed accelererebbe il movimento in quelle dove invece le faglie sono già attive. Se il fracking si dovesse diffondere, un giorno potremmo vivere in un mondo in cui i terremoti saranno all’ordine del giorno. E a provocarli saremo noi stessi.

Foto: freeimages

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